Ciao, mi chiamo Sofia, ho 28 anni, vivo in un condominio vecchio a Roma, con balconi che si guardano in faccia. L’appartamento di fronte è di Matteo, 35 anni, single, quel tipo muscoloso con il culo sodo che si abbronza nudo ogni estate. L’ho notato subito. Ero sul mio balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida del pomeriggio. Una Fiat passa in strada, clacson lontano. La luce tamisée del suo salotto filtra dal rideau che si muove piano, come se qualcuno sbirciasse.
Lo vedo: sdraiato sul lettino, completamente nudo, il cazzo semi-eretto che luccica di olio solare. Le sue mani scivolano sui pettorali, giù verso l’inguine. Emetto un sospiro, il cuore batte forte. So che mi sta guardando, perché quando esco in reggiseno per stendere i panni, i suoi occhi mi trivellano. L’adrenalina mi bagna tra le cosce. Esco di più spesso, fingo di non sapere. Una sera, il rideau si apre di più, lui è lì in piedi, mano sul cazzo duro, che pompa piano. Mi fermo, lo fisso. Lui sorride, non si ferma.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
Ci incrociamo nel corridoio il giorno dopo. ‘Ciao Sofia, hai visto il mio nuovo gioco per PS5? Passa, te lo presto.’ La sua voce bassa, mano sulla spalla. Sento il suo calore attraverso la maglietta sottile. ‘Ok, tra un po’,’ balbetto, le guance in fiamme. Busso alla sua porta dopo cena. Odore di pizza fredda, luce bassa. Lui apre in accappatoio, capelli bagnati. ‘Entra, non fare storie.’ L’ingresso stretto, mi sfioro contro di lui. Sento il suo cazzo gonfio premere.
Mi bacia il collo. ‘Ti ho vista ieri sera, troia, col tuo balcone aperto.’ Le sue mani mi strizzano il culo. ‘E tu col cazzo in mano,’ rido nervosa, ma glielo afferro sopra il tessuto. Cade l’accappatoio: cazzo enorme, venoso, pronto. ‘Brancalo, Sofia.’ Mi metto in ginocchio, lo lecco dal basso, sapore salato di sudore. Gemo, lui mi afferra i capelli. ‘Succhia forte, puttana.’ Lo prendo in gola, sbavo, mentre una macchina passa sotto, fanali che illuminano il corridoio.
La Passione Esplode con il Rischio di Essere Visti
Mi alza, mi strappa le mutande. ‘Piegati sul tavolo, apro la finestra.’ Paura: i vicini potrebbero vedere. ‘No, Matteo…’ ‘Zitta, ti piace il rischio.’ Mi lecca il culo, lingua dentro il buco, dita che scavano la fica bagnata. Grido piano. Mi sbatte dentro di colpo, cazzo che mi spacca. ‘Cazzo, sei strettissima!’ Pompa forte, palle che sbattono, tavolo che trema. Io urlo: ‘Fottimi più forte, fammi venire!’ Sento voci dal piano di sotto, passi. L’eccitazione mi fa contrarre.
Mi gira, mi sbatte contro il vetro. ‘Guarda fuori, troia, fai vedere a tutti come ti riempio.’ La sua verga mi martella la fica, poi passa al culo. ‘Rilassati, apro il tuo buco.’ Dolore e piacere, mi infila tutto, mi fessa selvaggio. ‘Prendi il mio cazzo nel culo, puttana del quartiere!’ Eiacula dentro, caldo che cola. Io vengo tremando, schizzi sulla finestra. Resta fermo, ansimi mischiati.
Ci rivestiamo piano, sudati, appiccicosi. ‘Non dirlo a nessuno,’ sussurra, bacio umido. Chiudo la porta, torno a casa. Ora ogni balcone ha un segreto. Lo guardo dalla finestra, rideau chiuso, ma so: la coproprietà è cambiata. Ogni rumore, ogni ombra, mi fa bagnare. Quel brivido proibito è mio per sempre.