Abito in un condominio vecchio a Milano, di quelli con balconi che si affacciano uno sull’altro. Io sono Sofia, 35 anni, mora, tette sode e un culo che fa girare la testa. Adoro quel brivido di essere guardata, soprattutto dai vicini. L’appartamento di fronte è quello di Luca, un tipo sulla quarantina, muscoloso, con la mascella squadrata e un cazzo che immagino enorme. Vive solo da poco, da quando la ex l’ha mollato.
L’altro ieri sera, ero sul balcone con una sigaretta e il caffè che fumava ancora. La luce tamisata filtrava dalle sue tende semiaperte. E lì l’ho visto. Sdraiato sul letto, pantaloni abbassati, si stava segando piano. La mano saliva e scendeva sul suo uccello duro, grosso, venoso. Mi sono fermata, il cuore che batteva forte. Ha alzato lo sguardo, mi ha beccata. Invece di fermarsi, ha sorriso, malizioso, e ha accelerato. Io? Non mi sono mossa. Ho lasciato cadere la vestaglia, restando in mutandine. Le mie tette al vento, capezzoli duri per l’eccitazione. Lui gemeva piano, io sentivo il rumore della macchina che passava in strada, coprendo tutto.
Sguardi Infuocati dalla Finestra Opposta
Ieri mattina, incrocio sulle scale. ‘Buongiorno Sofia, dormito bene?’ dice con quel sorriso da porco. ‘Sì, ma ho sognato… cose.’ Rido, nervosa. Lui si avvicina, odore di dopobarba e sudore. ‘Ti ho vista ieri sera. Bella vista.’ Il contatto visivo è elettrico, proibito. Siamo vicini, vicini di casa, ma l’aria puzza di sesso represso. ‘Stasera, balcone?’ sussurra. Annuisco, la fica già bagnata.
Ore 23, balcone mio. Il rideau suo si muove appena, lui è lì, in boxer, cazzo semi-eretto. Io esco in perizoma trasparente, niente reggiseno. ‘Vieni qui,’ dico piano. Salta la ringhiera bassa, atterra leggero. Ci baciamo famelici, lingue che si intrecciano. Le sue mani mi strizzano il culo, io gli afferro l’uccello gonfio. ‘Cazzo, quanto è duro,’ gemo. Lo tiro fuori, lo pompo veloce, saliva che cola. Lui mi spinge contro il muro, mi strappa le mutande. ‘Fica rasata, perfetta,’ ringhia, infila due dita dentro. Sto colando, umida da morire.
Sesso Selvaggio con il Rischio di Essere Scoperti
Mi gira, mi piega sul parapetto. Sento il suo cazzo premere contro il mio buco. ‘Scopami, Luca, forte.’ Entra di colpo, fino in fondo. Grido piano, lui tapa la bocca. ‘Zitta, i vicini.’ Pompa selvaggio, palle che sbattono sul mio clito. Io mi tocco, friggo la cappella del mio piacere. Sudore che cola, odore di sesso nell’aria umida. Una macchina passa lenta, fari che sfiorano. Paura, eccitazione pura. ‘Vengo,’ ansima lui. ‘Dentro, sborrami dentro.’ Esplode, caldo, zampilli che mi riempiono. Io vengo subito dopo, gambe che tremano, mordo il braccio per non urlare.
Ci stacchiamo ansimanti. Lui salta indietro, ride. ‘Domani?’ ‘Sì.’ Torno dentro, nuda, fica che gocciola il suo sperma. Il condominio sembra diverso ora. Ogni finestra un segreto, ogni vicino un potenziale amante. Quel brivido mi ha cambiato. Ora guardo le tende muoversi con occhi diversi, affamata.