Vivo in questo condominio a Roma, appartamento al terzo piano. Dall’altra parte della corte interna, c’è lui, Marco, il nuovo vicino. Expat francese, sui 35, solo. L’ho notato subito. Capelli castani un po’ scompigliati, occhi azzurri che bucano. Lo spio dalla finestra della cucina, ogni sera. Il rideau suo si muove appena, luce gialla tamisée. Sento l’odore del suo caffè che sale dal balcone. Una sera, lo vedo a torso nudo, sudato dopo palestra. I muscoli tesi, il sudore che gli cola sul petto. I nostri sguardi si incrociano. Arrossisco, ma non mi sposto. Lui sorride, malizioso. ‘Buonasera, bellezza’, grida piano. Io rido, nervosa. ‘Buonasera, straniero’. Da lì, saluti dal balcone. ‘Caffè domani?’, propone. Accetto.
Il sabato arriva. Bussa alla mia porta con una busta di fragole. ‘Preparo una festicciola per colleghi, mi dai una mano?’. Entro nel suo mondo. Cucina stretta, aria calda dal termosifone. Indosso gonna nera corta, camicetta bianca. ‘Cambati, è meglio per lavorare’, dice ridendo, porgendomi un suo vecchio felpone troppo grande. Mi cambio in bagno, esco e lui mi fissa. ‘Stai da dio anche così’. Tagliamo fragole per marinarle. Ne scappa una, mi macchia il petto. ‘Ops…’, dico imbarazzata. Lui si avvicina, spugna in mano. ‘Devo pulire prima che si incastri’. La sua mano scivola sotto il felpone, sfiora i miei seni nudi. I capezzoli si induriscono all’istante. ‘Non puoi lavorare così, è bagnato’. Mi toglie il felpone davanti a lui. Arrossisco forte. ‘Mettiti questo’, un grembiule da giardino, nudo sotto. Sento il cuore che pompa. Torno al tavolo, seni esposti, capezzoli duri. Lui mi guarda, eccitato. ‘Brava ragazza’. Prepariamo toast, piccoli fours. Mi abituo piano, il brivido mi bagna.
Sguardi Caldi e Tensione Vietata
‘Adesso decoriamo il salone’. Mi fa salire sull’escabeau. Le mie chiappe sotto il suo naso. ‘Non toccare, impara’, dice con voce roca. La festa finisce tardi, amici vanno via. ‘Torna domani a pulire’, sussurra. Dormo male, figa che pulsa.
Sesso Esplicito col Brivido dei Vicini
Domenica mattina. Bussa, caffè in mano. ‘Sai perché sei qui’. Annuisco. ‘Togliti i pantaloni, per la macchia di ieri’. Esito, ma obbedisco. Gambe nude, mutandine bianche. ‘China sul tavolo, culito in aria’. Prende una rivista, mi sculaccia. Plac! Sulle chiappe, sulle cosce. ‘Mani via!’. Urlo piano, ma godo. Il suo dito sfiora la mia figa attraverso il tessuto. Umida da morire. ‘Sempre bagnata, eh?’. Mi toglie le mutande. ‘Nuda per pulire’. Laviamo piatti, io china al lavello, lui mi accarezza figa e tette. ‘Piegati bene’. Il suo cazzo duro preme contro di me. Prendo un canovaccio, lo uso come frusta leggera sulle chiappe. Gemo. ‘Spogliati del tutto’. Salgo sull’escabeau, figa rasata esposta. Lui lega le mani dietro con nastri di carta. Tira i capezzoli, li succhia forte. ‘Dimmi cosa provi’. ‘Honte… ma eccitazione pazzesca’. ‘Vuoi continuare?’. ‘Sì, scopami’. ‘Masturbati per me’. Mi siedo sul divano, dita nella figa bagnata, clit torcido. Lo guardo, lui si slaccia i pantaloni. Il suo cazzo grosso, venoso, esce. ‘Guardami mentre ti scopi’. Mi infilo due dita, poi tre, vengo urlando, schizzi sulla coscia. Lui lecca la mia eccitazione. ‘Voglio sentirti dentro’. ‘No, oggi il tuo culo’. ‘Prima volta… ho paura’. ‘Ma ti piace’. Lo imploro: ‘La figa, ti prego’. Invece mi fa inginochiare. ‘Succhialo’. Lo prendo in bocca, lo lecco dalle palle alla cappella. Gola profonda, sbavo. Lui mi afferra i capelli, mi scopa la bocca. Poi mi butta sul divano, gambe spalancate. ‘Ora sì’. Il suo cazzo mi entra piano, poi forte. ‘Cazzo, che figa stretta!’. Pompa duro, palle che sbattono. Io urlo: ‘Più forte, scopami!’. La finestra aperta, rumori dalla strada, auto che passa. ‘E se ci vedono i vicini?’. ‘Peggio, più eccitazione’. Mi gira, a pecorina contro la finestra. Culito in aria, lui mi sbatte, dito nel culo. ‘Vieni, puttanella’. Esplodo, figa che stringe. Lui scarica dentro, sborra calda che cola. Resto lì, tremante.
Ci rivestiamo piano. Un bacio. ‘Segreto nostro’. Ora, ogni volta che vedo le finestre del palazzo, penso a quel cazzo, a quel rischio. Il quartiere non è più lo stesso. Ogni ombra è un brivido.