Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempiva le narici. Sera d’estate, afosa. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava dal rideau semiaperto. Lui, il nuovo vicino, quel trentenne indiano con capelli lunghi e corpo sodo. L’avevo notato subito nei corridoi del palazzo. Non un modello, ma curve giuste, fascino magnetico. Tipo che ti fa pensare al Kamasutra.
Prima volta che ci siamo incrociati, scale. Sorriso, ciao veloce. Ma dal balcone, lo spiavo. Vedevo lui che si cambiava, muscoli tesi. Una sera, rideau mosso appena, lo vedo toccarsi. Cazzo duro in mano, lento. Io, eccitata, mano in mutande. Pausa macchina in strada, cuore batte. Lui alza sguardo, mi coglie. Sorrido, non mi muovo. Lui continua, occhi fissi.
Sguardi Proibiti dal Balcone
Giorni dopo, tensione sale. Passo sotto casa sua, lui sul balcone. “Bella serata, eh?” dice con accento sexy. Io: “Sì, ma fa caldo…”. Ride, occhi brillanti. Sento fica bagnata. Notte, apro finestra. Lui fa lo stesso. Gioco sguardi. Mi alzo vestaglia, lascio cadere. Tette nude, lui ansima. Si tocca, io pure. Interdetto vicinato, ma adrenalina…
Una sera, dopo cena condominiale, tutti ubriachi. Torno su, lui bussa. “Posso entrare? Quel caffè…”. Entro, porta socchiusa. “Sai che ti spio?” dico ridendo. Lui: “Anch’io te. Da quel video che hai lasciato sul tavolo comune… porno stampato”. Arrossisco, ma eccitata. “Era per te?” No, ma fingo.
Seduto sul divano, vicina. Mano sua su coscia. “Non dovremmo… vicini”. “Ma cazzo, da tempo”. Mi bacia, lingua dentro. Dura, passionale. Gli slaccio pantaloni, cazzo grosso, venoso. Lo prendo in bocca, lecco cappella, succhio fremente. Lui geme: “Cazzo, sei una troia… continua”. Lingua sul frenulo, ingoio profondo. Sapore salato, eccitante.
La Scopata Esplosiva e il Brivido del Rischio
Mi alza, via mutande. Fica rasata, bagnata. Dita dentro, due, tre. “Sei fradicia”. Mi mangia, lingua su clitoride, succhia. Trema gambe, balcone aperto, rumori strada. Paura vicini sentano. Gemo forte: “Leccami, sì…”. Vengo, schizzi in bocca sua.
Mi gira, a pecorina sul tavolo. Cazzo spinge, entra piano. “Piano, è grosso”. Riempie, fondo. Pompa forte, palle sbattono. “Ti fotto come una puttana”. Mani tette, pizzica capezzoli. Io: “Più forte, scopami!”. Finestra aperta, luce accesa. Vedi sagome? Paura, ma eccita. Alterna ritmi, tenero poi bestia. Dito su culo: “Dopo, forse”.
Vengo prima, vagina stringe cazzo. Lui accelera: “Vengo dentro”. Sborra caldo, litri. Urlo orgasmo, mordo labbro. Cade sedia, ridiamo piano. Suoni corridoio? Ci rivestiamo veloci. Bacio: “Segreto nostro”.
Ora, ogni sguardo in palazzo diverso. Segreto carnale lega. Balcone, caffè, rideau mosso. So cosa nasconde. Coproprietà mai stessa. Frisson eterno.