Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva dal fumo. Settembre, aria tiepida, una macchina passa lenta in strada, romba bassa. Dall’appartamento di fronte, la finestra socchiusa, luce gialla tamisée. Lo vedo, Marco, il vicino single, pantaloni larghi, mano che si muove piano. Mi fissa. Io? Sorriso malizioso, alzo la gonna corta. Niente mutande, figa rasata, labbra gonfie già umide. Lui spalanca gli occhi, ride piano.
“Cazzo, che troia”, borbotto tra me, eccitata da morire. Muovo le cosce, apro un po’, gli mostro il clitoride turgido. Il rideau si agita appena, forse il vento, o lui che si tocca. Sento l’adrenalina, cuore che batte forte. Un vicino passa sotto, non vede niente, ma io sudo freddo. Lui fa cenno, porta la mano alla patta, tira fuori il cazzo duro, grosso, vene pulsanti. Lo sega lento, occhi incollati su di me.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
Mi bagno le dita con la saliva, le infilo in figa, due, tre, gemo piano. “Vieni qui, bastardo”, sussurro al vento. Lui annuisce, sparisce. Due minuti dopo, bussano. Apro, nuda sotto la vestaglia aperta. “Non ce la facevo più”, ringhia, entra, mi spinge contro il muro del corridoio.
Mi strappa la vestaglia, tette libere, capezzoli duri come sassi. Mi bacia il collo, morde, mano sulla figa fradicia. “Sei una zoccola da balcone”, dice, dita dentro, pompa forte. Io gemo, “Leccami, dai”. Lo tiro sul divano, apro le gambe. Testa tra le cosce, lingua sul clitoride, aspira, succhia. “Oh porca puttana, sì!” Sento i suoi denti sfiorare le labbra, figa che cola miele. Olor di sesso nell’aria, caffè dimenticato.
Sesso Crudo e il Terrore di Essere Scoperti
Mi alzo, lo spingo giù. “Ora tocca a me”. Gli calo i pantaloni, cazzo eretto, cappella viola, precazzo che luccica. Lo lecco dalla base, palle pelose in bocca, poi ingoio tutto, gola profonda. Lui ansima, “Cazzo, che bocca!”. Lo pompo con la mano, saliva che cola, mentre mi infilo due dita in figa. Paura: luce accesa di fianco, i vicini potrebbero vedere dal cortile. “Shh, non fermarti”, dico, eccitazione alle stelle.
Non resisto. Lo cavalco, figa che lo divora, scendo piano, sento ogni vena. “Scopami forte!”. Lui spinge su, palle che sbattono sul culo. Sudore, odore di uomo, gemiti che coprono il traffico. Mi giro, a pecorina contro la finestra aperta, tette che oscillano. “Se ci vedono?” ride lui, ma accelera, cazzo che mi spacca. Io vengo prima, figa che stringe, urlo soffocato. Lui esplode dentro, sborra calda che cola sulle cosce. “Piena di te”, gemo.
Ci accasciamo sul divano, respiri pesanti, fuoco di caminetto che crepita piano – l’ho acceso prima. Fuori, silenzio, solo un’auto lontana. Ci guardiamo, complici. “Ora ogni finestra è un invito”, dico ridendo. Lui annuisce, bacia la mia figa ancora gonfia. La coproprietà? Non è più la stessa. Ogni vicino ha un segreto, e io ne ho uno bollente. Adrenalina pura, voglio di più.