Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte di espresso che mi riempie le narici. Era sera, luce fioca nell’appartamento di fronte. Marco, il vicino, alto, con quei muscoli da muratore, solo stasera. La moglie era fuori, lo sapevo. I nostri sguardi si incrociavano da giorni. Lui mi fissava mentre fumavo, io gli sorridevo maliziosa. Stasera… il sipario si muove piano, appena un fruscio. Sento una macchina passare in strada, clacson lontano. Cuore che batte forte. Lui si avvicina alla finestra, camicia aperta sul petto peloso. Mi guarda dritto. Io? Alzo la vestaglia un po’, lascio intravedere la coscia nuda. Lui si morde il labbro. Cazzo, che eccitazione. L’interdetto del palazzo, così vicino, così pericoloso. Immagino la sua mogliere che torna, o un altro vicino che spia. Ma non resisto. Mi tocco piano, attraverso il tessuto sottile, lui annuisce, si slaccia i pantaloni. Vedo la sua erezione gonfia. Dio, voglio quella cazzo duro.
Non ce la faccio più. Mi giro, entro in casa, ma lascio la porta del balcone aperta. Busso? No, lui capisce. Pochi minuti, bussano forte. Apro, vestaglia che scivola. “Ti ho vista, puttana”, ringhia, entra e mi sbatte contro il muro. Le sue mani ruvide mi strizzano le tette, pizzicano i capezzoli duri. “Mi fai impazzire da settimane”. Bacio bagnato, lingue che si intrecciano, sa di birra e sudore. Mi strappa la vestaglia, mi gira, mi piega sul tavolo. “Guardami, troia, fai vedere che sei mia”. Spalanco le gambe, fica bagnata che gocciola. Lui si inginocchia, mi lecca vorace, lingua dentro, succhia il clitoride. Gemo forte, “Sì, leccami la fica, mangiami tutta”. Sento un rumore fuori, passi nel corridoio? Paura mista a goduria. Lui si alza, cazzo enorme, venoso, mi sfrega la cappella sulla figa. “Dimmi che lo vuoi”. “Fottimi, Marco, spacca mi la fica”. Entra di colpo, uno stocco profondo, mi riempie. Pompa forte, palle che sbattono sul culo. “Sei strettissima, cazzo”. Mi afferra i fianchi, mi sbatte come una troia. Cambio posizione, sul divano, gambe spalancate. Mi incula le tette, poi di nuovo dentro, “Sborrerò nella tua fica”. Grido, vengo urlando, pareti che tremano. Lui accelera, “Prenditi la sborra”, e schizza caldo, profondo. Sudati, ansimanti, ride. “La prossima volta con la luce accesa”.
Sguardi Caldi e Desiderio Crescente
Lui se ne va piano, bacio ultimo. Io resto lì, nuda, fica che cola sperma sul pavimento. Chiudo la porta, ma ora tutto è cambiato. Ogni finestra accesa nel palazzo mi fa fremere. Quel segreto carnale, sporco, mi eccita da morire. La coproprietà? Un nido di voyeur e troie nascoste. Domani lo rifarò, forse lascerò il sipario aperto apposta.