Ero sul balcone, con la tazza di caffè in mano, quel profumo forte che mi saliva nelle narici. La sera calava piano, luci tamise negli appartamenti intorno. Dall’altra parte della corte, la finestra del mio vicino era socchiusa, il rideau che si muoveva appena con la brezza. Lui entrò, sudato dopo la palestra, alto, spalle larghe come un toro. Si tolse la maglietta, e dio… quei muscoli, pettorali gonfi, addominali scolpiti. Le gambe potenti, e lì sotto, nei pantaloncini, un rigonfiamento che mi fece stringere le cosce.

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Lo guardai, mordendomi il labbro. Lui si girò, come se sentisse i miei occhi. I nostri sguardi si incrociarono attraverso i balconi. Sorrideva? O era solo la luce? Il cuore mi batteva forte. Un’auto passò in strada, rombando piano, e io mi ritrassi un attimo, ma non riuscivo a staccarmi. Mi slacciai un bottone della camicia, lasciando intravedere le tette. Lui si abbassò i pantaloni, e cazzo… quel cazzo semi-duro, grosso, venoso. Mi bagnai all’istante, la fica che pulsava.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

‘Che fai lì?’ gridò piano, la voce bassa, rauca. Io arrossii, ma risposi: ‘Ti guardo, sei un animale.’ Lui rise, si toccò la verga, facendola indurire. La vicinanza era proibita, solo due metri di vuoto tra i balconi. L’adrenalina mi saliva, pensavo ai vicini, alla signora del piano di sopra che poteva spiare. Ma dio, volevo lui, quel corpo da cacciatore.

Saltò sul mio balcone in un baleno, agile come un felino. Mi afferrò per i fianchi, le mani ruvide sulla pelle. ‘Ti ho vista, troia,’ mormorò, premendomi contro la ringhiera. Le sue labbra sulle mie tette, succhiando i capezzoli duri. Io gemevo piano, ‘Shh, ci sentono…’ Ma lui non si fermava, mi abbassò le mutande, dita nella fica fradicia. ‘Sei inzuppata per me.’

La Scopata Selvaggia e il Rischio di Essere Visti

Mi girò di spalle, come una preda. Il suo cazzo rovente contro il mio culo, scivolando nella raia. Odiavo e amavo quella paura: un rumore di passi in corte, forse un altro vicino. Lui spinse, la cappella che apriva la fica, entrava piano, dilatandomi. ‘Cazzo, che stretta,’ grugnì. Io mi aggrappai alla ringhiera, gambe tremanti. Ogni colpo profundo, le palle che sbattevano sul mio clitoride. ‘Più forte, fammi urlare,’ lo implorai, la luce del lampione che ci illuminava.

Mi scopava come un selvaggio, una mano sul collo, l’altra che strizzava il culo. La fica schizzava succhi, il suo cazzo che mi riempiva tutta. ‘Ti sborro dentro,’ ansimò. Io venni prima, un urlo soffocato, il corpo che vibrava. Lui esplose, fiotti caldi che mi inondavano. Sudati, appiccicosi, collassammo sul pavimento del balcone.

Dopo, ansimando, ci rivestimmo in fretta. ‘Non dirlo a nessuno,’ sussurrò, baciandomi. Io annuii, il cuore ancora a mille. Tornai dentro, il caffè freddo ormai. Ma ora, ogni luce accesa in corte mi fa fremere. Quel segreto carnale ha cambiato tutto: i vicini non sono più solo facce, sono desideri nascosti. E lui… lo aspetto al prossimo sguardo.

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