Ero sul balcone, con la tazza di caffè ancora calda in mano, l’odore forte che mi saliva nelle narici. Era tardi, le luci della strada fioche, un’auto che passa lenta, rombando piano. Di fronte, nell’appartamento del terzo piano, si accende la lampada. Lui, il vicino operaio, quel tipo robusto con le mani callose che vedo sempre arrivare stanco dall’usine. Stanotte è solo, la moglie non c’è, lo so perché ho origliato i litigi.

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Mi appoggio alla ringhiera, il mio vestitino leggero si solleva un po’, niente sotto, la brezza fresca mi accarezza la figa rasata. Lo vedo muoversi, camicia sbottonata, muscoli tesi. I nostri occhi si incontrano attraverso il buio. Emetto un sospiro, apro le gambe appena, so che mi sta fissando. Il cuore mi batte forte, e se qualcuno passa sotto? Il rideau del suo balcone si muove piano, come se esitasse. ‘Cazzo, mi sta guardando’, penso, e mi eccito da morire.

Lo Sguardo che Accende Tutto

Lui si avvicina alla finestra, non stacca gli occhi. Io gli sorrido, maliziosa, tiro su il vestito piano, mostrandogli tutto. La sua mano va giù, si tocca attraverso i pantaloni. L’adrenalina mi bagna, l’interdetto del vicinato mi fa tremare. ‘Vieni qui’, gli dico piano, ma lui sente? Un altro rumore di macchina, mi blocco, ma continuo, più eccitata.

Non resiste. Bussa piano alla mia porta, mezzanotte passata. Apro, nuda sotto il vestito, lo tiro dentro. ‘Non ce la facevo più, ti guardo da settimane’, mormora con voce roca, le mani già su di me. Lo spingo contro il muro, lo bacio famelica, sento il suo cazzo duro premere. ‘La tua figa mi ha fatto impazzire’, ansima, e mi strappa il vestito.

La Scopata Selvaggia sul Balcone

Lo porto sul balcone, la luce tamisata del mio salotto ci illumina a malapena. ‘Qui? E se ci vedono?’, dice, ma gli occhi brillano. ‘È questo il brivido’, gli rispondo, e mi giro, appoggio le mani alla ringhiera. Mi infila due dita nella figa fradicia, ‘Sei una troia bagnata’, grugnisce. Geme forte, pompa, io mi mordo le labbra per non urlare. Poi mi penetra, il suo cazzo grosso mi spacca, entra tutto, colpi violenti. ‘Scopami più forte, fammi venire’, lo imploro, il rumore della sua pancia contro il mio culo riecheggia.

Sento un’ombra al balcone vicino, un altro vicino? Paura e goduria mi fanno stringere. Lui mi tappa la bocca, mi sbatte senza pietà, ‘Ti riempio la figa di sborra’. Io vengo prima, tremo, squirto sul pavimento. Lui esplode dentro, caldo, profondo, grugnendo. Restiamo così, ansimanti, il suo sperma che cola giù le mie cosce.

Torniamo dentro piano, sudati, lui mi bacia il collo. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra. Annuisco, un sorriso complice. Ora ogni luce accesa di fronte mi fa fremere, ogni porta che si chiude è un segreto. Il palazzo non è più lo stesso: ora so cosa nasconde, e quel brivido mi lega a loro tutti, invisibile, sporco, eccitante.

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