Ero sul balcone, con la tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi riempiva le narici. Era tardi, la luna illuminava piano la via. L’appartamento di fronte, quello del nuovo vicino, aveva la luce fioca, un abat-jour giallo che filtrava attraverso il sipario semi-chiuso. Si muoveva appena, quel tessuto leggero, come se qualcuno respirasse piano dietro.

Lo vidi. Marco, alto, quarantenne, torso scolpito sotto la camicia aperta. Stava in piedi, pantaloni slacciati, mano che scivolava lenta sul cazzo già duro. Oddio, non potevo staccare gli occhi. Il rumore di un’auto che passava in strada mi fece sobbalzare, ma lui no, continuò, ignaro. O forse no? Il suo sguardo si alzò, incrociò il mio attraverso i vetri. Sorrise, malizioso, senza fermarsi. Io arrossii, ma non mi mossi. Il cuore mi batteva forte, l’aria fresca del balcone mi pizzicava la pelle sotto la vestaglia leggera.

Lo Sguardo Rubato dal Balcone

‘Buonasera, Sofia’, mi disse dopo, la voce bassa dal telefono che avevamo scambiato per un saluto condominiale. ‘Ti piace lo spettacolo?’ Io balbettai, ‘Mmm… non dovevi…’, ma la figa già pulsava. ‘Vieni qui’, sussurrò. ‘O ti mostro di più.’ L’adrenalina dell’interdetto, i vicini che potevano passare, mi eccitò da morire. Buttai giù il caffè, corsi giù dalle scale, cuore in gola.

Bussai piano alla sua porta. Aprì in boxer, sudato, cazzo che sporgeva. Mi tirò dentro, le sue mani sulle mie tette subito. ‘Ti ho vista, troia voyeur’, ringhiò, baciandomi il collo. Odore di uomo, sudore e colonia. Mi spinse contro il muro, vestaglia aperta, dita che scivolavano tra le cosce. Ero bagnata fradicia, la figa gonfia. ‘Guardavi il mio cazzo, eh? Ora lo senti.’ Mi girò, mi abbassò le mutande, e lo sbattè dentro di me con un colpo secco. ‘Aaaah!’, gemetti, le tette che sbattevano contro il muro.

La Scopata Selvaggia con il Rischio di Essere Scoperti

Mi scopava forte, il cazzo grosso che mi riempiva, entrava e usciva con schiocchi umidi. ‘Piano, cazzo, i vicini…’, sussurrai, ma lui rise, ‘Che scopino pure, guardino come ti sfondo la figa.’ La luce fioca illuminava i nostri corpi, il sipario che ondeggiava con la brezza. Sentivo voci dal piano di sotto, passi in corridoio, terrore misto a goduria. Mi prese i fianchi, mi sbattè più profondo, il clitoride che sfregava contro di lui. ‘Vieni, puttana, bagnalo tutto.’ Io urlai piano, orgasmata, la figa che stringeva il suo cazzo come una morsa.

Non si fermò. Mi buttò sul divano, gambe spalancate, mi leccò la figa sporca di me, lingua che ficcava dentro, succhiando il succo. ‘Buona, troia bagnata.’ Poi mi montò sopra, cazzo in bocca, pompavo affamata, saliva che colava. ‘Prendilo tutto.’ Mi girò a pecorina, mi inculò la figa da dietro, palle che sbattevano sul culo. Un’auto strombazzò fuori, vicini che parlavano… ‘Se ci beccano, sei mia per sempre’, ansimò. Venni di nuovo, urlando nel cuscino, lui mi riempì di sborra calda, che colava giù dalle cosce.

Ci crollammo, sudati, ansimanti. ‘Non dirlo a nessuno’, mi disse, accarezzandomi. Io annuii, ma sorridevo. Ora, ogni luce accesa in condomini, ogni sipario mosso, mi fa bagnare. Il quartiere non è più lo stesso: è il mio playground segreto, pieno di cazzi da spiare e fighe da leccare. L’adrenalina… non smette mai.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *