Ieri sera, caffè in mano sul balcone. L’aria umida di Milano, un’auto passa lenta in strada, romba il motore. Guardo di fronte, appartamento terzo piano. La luce è bassa, gialla, tenda semiaperta. Lui è lì, Marco, il vicino che saluto sempre con un ‘buonasera’. Trenta e qualcosa, spalle larghe, solo stasera. Si toglie la camicia piano, muscoli tesi. I nostri occhi si incrociano. Io non mi muovo. Sorrido appena, mordicchio il labbro. Sento già il calore tra le gambe.
Lui si ferma, mano sul petto. Mi fissa. Io appoggio il caffè, il vapore sale ancora. ‘Che fai?’, penso. Ma non distolgo lo sguardo. Lui si avvicina alla finestra, pantaloni larghi, vedo il rigonfiamento. Il cuore mi batte forte. Prossimità maledetta, due metri ci separano, ma è come se fossimo nudi già. Un’altra auto frena, voci dal basso. Paura? No, eccitazione pura. Apro un po’ la vestaglia, lascio intravedere il seno. Lui annuisce, lento, si slaccia la cintura.
Lo Sguardo che Brucia dall’Appartamento di Fronte
‘Vieni’, mima con le labbra. Esito. Mio marito dorme dentro, figli a letto. Ma la figa pulsa. ‘Solo un minuto’, mi dico. Scendo le scale veloci, cuore in gola. Busso piano alla sua porta. Apre in boxer, sudato. ‘Finalmente’, sussurra, mi tira dentro. Baciame subito, lingua dentro, mani sui miei fianchi. Odore di uomo, sudore e colonia. ‘Ti guardo da settimane’, dice ansimando. Io: ‘Anch’io, cazzo, non resisto più’.
Mi spinge contro il muro, vestaglia a terra. Succhia i capezzoli duri, li morde piano. ‘Sei una troia voyeur, eh?’, ride basso. Io gemo: ‘Sì, scopami, ma piano, ci vedono’. Finestra aperta, tenda che sventola leggera. Mi gira, mani sul vetro freddo. Tira giù i boxer, il suo cazzo salta fuori: grosso, venoso, più largo del mio uomo, 19 cm facili. ‘Prendilo’, ordina. Io mi bagno le labbra, guido la cappella sulla figa fradicia. Entra piano, stira le pareti. ‘Oh merda, che stretta’, grugnisce.
La Scopata Selvaggia con Paura di Essere Visti
Mi scopa forte, pacche sul culo. Io premo il viso al vetro, vedo le luci del quartiere, un’ombra passa sotto. ‘Più veloce, ma zitto!’, ansimo. Lui accelera, palle che sbattono, figa che schizza. Mi infila un dito nel culo, doppio ritmo. ‘Vieni, puttana’, mi dice all’orecchio. Io esplodo prima: orgasmo violento, gambe tremanti, squirto sul pavimento. Lui non molla, mi ramona, ‘Prendo la tua fica’. Sborra dentro, caldo, tanto, cola giù. Resta dentro, ansimi misti.
Ci stacchiamo lenti. Asciugamani rapidi, ‘Non una parola’, dico ridendo nervosa. Torno su, balcone di nuovo. Lui riaccende la luce, tenda si chiude piano. Marito russa ancora. Ora ogni finestra brilla diversa. Quel segreto carnale mi eccita di più del caffè. La coproprietà? Un nido di desideri proibiti. Domani lo saluterò con un occhiolino. E chissà, forse lo rifacciamo.