Ero sul mio balcone, quella sera d’estate afosa. L’odore del caffè che bolliva in cucina mi saliva nelle narici, misto al profumo di gelsomino dal cortile. Dall’appartamento di fronte, la luce tamisée filtrava attraverso il rideau semi-aperto. Lui era lì, Marco, il vicino sposato con quella figa di moglie che non sospettava niente. L’ho visto per caso, mentre si toglieva la camicia sudata dopo il lavoro. Muscoli tesi, pelle olivastra che luccicava.
I nostri occhi si sono incrociati. Ehm… non so, forse era già da giorni che lo spiavo. Lui ha sorriso, malizioso, come se sapesse. Ho sentito un brivido, la fica che si bagnava piano. ‘Buonasera, bella’, ha detto piano, la voce bassa che arrivava oltre la strada. Una macchina è passata lenta, fari che sfioravano i balconi. Ho arrossito, ma non mi sono mossa. Ho lasciato cadere la vestaglia, restando in mutandine e reggiseno. Il suo sguardo… cazzo, bruciava.
Lo Sguardo Proibito dalla Finestra
‘Vieni qui’, ho sussurrato, ma lui ha scosso la testa, ridendo. ‘Non qui, troia. Dal tuo vicino’. La tensione saliva, proibita. La moglie era dentro, sentivo i suoi passi. Lui si è slacciato i pantaloni, tirando fuori quel cazzo grosso, già mezzo duro. L’ho fissato, leccandomi le labbra. Il cuore batteva forte, paura che qualcuno dal palazzo accanto vedesse. Ma era eccitante, quel rischio.
Non ce l’ho fatta più. Sono uscita sul balcone vero, nuda ora, la brezza che mi accarezzava i capezzoli duri. Lui ha fatto lo stesso, il cazzo in mano, pompandolo piano mentre mi guardava. ‘Ti scopo stasera’, ha promesso, la voce rauca. Ho aperto le gambe contro la ringhiera, dita sulla figa bagnata. ‘Vieni, cazzo. Ora’. La radio dal suo appartamento gracchiava una vecchia canzone, tipo quelle passionali, con una chitarra che vibrava come il mio clito.
È saltato il muretto basso che divide i balconi. Mani ruvide su di me, bocca affamata sul collo. ‘Sei una puttana voyeur, eh?’, ha ringhiato, spingendomi contro il muro. Il suo cazzo duro come ferro mi ha sfregato la pancia. Ho gemuto, ‘Sì, scopami, Marco. Fammi urlare’. L’ha infilato dentro con una spinta violenta, la figa che lo ingoiava stretto. ‘Cazzo, sei fradicia’, ha grugnito, pompendomi forte. Ogni colpo sbatteva, schiocchi umidi nell’aria calda.
L’Esplosione di Piacere sul Balcone
Paura costante: la luce si è accesa dal vicino di lato, un’ombra dietro la tenda. ‘Shh, ci vedono’, ho bisbigliato, ma lui rideva, accelerando. ‘Meglio, che guardino come ti riempio’. Mi ha girata, figa esposta alla strada, cazzo che entrava da dietro, palle che sbattevano sul culo. Le sue dita sul clito, sfregando veloce. Ho venuto forte, mordendomi il labbro, ‘Oh merda, sì!’. Lui ha continuato, sudore che colava, grugnendo ‘Prendilo tutto, troia’.
Mi ha fatto inginocchiare, cazzo in bocca. ‘Succhia, brava’. L’ho leccato tutto, saliva che colava, fino in gola. Un rumore di passi giù in cortile, cuori in gola. Poi ha esploso, sborra calda che mi riempiva la bocca, ingoiata avida. ‘Brava ragazza’. Siamo crollati ansimanti, corpi appiccicosi.
Ora è calmo. La luce di fronte si è spenta, la moglie forse dorme. Io sorseggio caffè freddo, gambe che tremano ancora. Quel segreto ci lega, cambia tutto. Ogni finestra ora è un invito, ogni ombra un brivido. La coproprietà non è più noiosa. È un nido di desideri sporchi.