Mi chiamo Giulia, ho 38 anni, vivo in un vecchio condominio a Milano, terzo piano, balcone che dà sul cortile interno. L’estate è calda, afosa, le finestre aperte per far entrare un po’ d’aria. L’appartamento di fronte è quello di Marco, il vicino del quarto piano, un tipo sui 30 anni, muscoloso, fa palestra ogni giorno. L’ho notato da un po’, quei pettorali scolpiti, le braccia tatuate.
Ieri sera, ero sul balcone con un caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazzina, mescolato al profumo di gelsomino dal cortile. La luce tamisée del suo salotto filtrava attraverso le tende semiaperte, quel velo sottile che ondeggiava piano per la brezza. Una macchina è passata in strada, rombando piano, e ho alzato gli occhi. Lui era lì, fresco di doccia dopo allenamento, sudore ancora sulla pelle abbronzata. Si è tolto la maglietta, i muscoli tesi, poi i pantaloncini. Nudo, completamente. Il suo cazzo semi-duro, grosso, oscillava mentre si asciugava. Ehm… ho sentito un calore tra le gambe, la mia fica che si bagnava all’istante. Mi sono morsa il labbro, il cuore che batteva forte. Ha guardato verso di me? Il rideau ha fremito, come se sapesse. Non ho potuto staccare gli occhi, la mia mano scivolata sotto la gonna, sfiorando le labbra gonfie.
Lo Sguardo Proibito dalla Finestra
Oggi pomeriggio, lo incontro sulle scale. ‘Ciao Giulia, caldo eh?’ dice con quel sorriso malizioso, sudato dalla palestra, canottiera aderente che segna ogni curva. Annuiamo, parole banali, ma gli occhi che si mangiano. ‘Vieni a bere qualcosa sul mio balcone?’ butto lì, la voce tremante. Sale con me, l’ascensore puzza di chiuso, i nostri corpi vicini, il suo profumo maschio che mi fa girare la testa. Sul balcone, birre in mano, ridiamo di cazzate, ma le gambe si sfiorano. ‘Ti ho vista ieri sera’, mormora piano, la mano sulla mia coscia. ‘Dal tuo balcone?’. Arrossisco, ma la fica pulsa. ‘Sì, e mi hai fatto indurire il cazzo’. Lo guardo, eccitata da morire, il rischio che qualcuno dal cortile sotto ci veda.
La Scopata Intensa con il Rischio di Essere Scoperti
Non resisto. Lo tiro dentro, ma finiamo sul balcone, porte aperte, luce del tramonto che cala. Gli abbasso i pantaloni, il cazzo duro come ferro, venoso, grosso in mano. ‘Cazzo, Giulia, succhialo’. Mi metto in ginocchio, lo prendo in bocca, linguale che gira sulla cappella, saliva che cola. Geme forte, ‘Brava troia, ingoialo tutto’. Mi alzo, mi sfilo le mutande, bagnate fradicie, e mi piego sulla ringhiera. ‘Scopami ora, forte’. Entra di colpo, la fica che si apre, piena, dolorosamente buona. Spinge, pacate violente, le palle che sbattono sul mio clito. ‘Cazzo, sei strettissima, bagnata come una fontana’. Ansimo, ‘Più forte, ma piano, i vicini…’. Un rumore di passi nel cortile, una voce lontana, adrenalina pura, vengo urlando piano, la fica che contrae sul suo cazzo. Lui mi riempie, sborra dentro, caldo, denso, gocciola sulle cosce.
Ci rivestiamo di fretta, sudati, sorrisi complici. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra baciandomi. Scende le scale, io resto lì, caffè freddo ormai, ma dentro un fuoco nuovo. Ora ogni finestra, ogni balcone, ha un segreto. Il condominio non è più lo stesso: ogni ombra potrebbe essere un invito proibito. E io? Io voglio di più.