Ero sul mio balcone, caffè in mano, quell’odore forte che saliva dalla tazza. Marzo 2020, lockdown totale. L’appartamento di fronte, mansarda minuscola, luce fioca. Lui, Matteo, il vicino studente, torse nudo, sudato. Camminava su e giù, frustrato. L’ho visto per la prima volta così, muscoli tesi, pantaloncini larghi. Il mio cuore ha fatto un balzo. Io, Sofia, 48 anni, marito sempre in viaggio, sola. Adoro questo brivido, spiare l’intimità altrui.
Il rideau si muoveva appena, un filo d’aria. Una macchina passa in strada, rumore sordo. Lui si ferma, guarda fuori. I nostri occhi si incrociano. O no? Io arrossisco, ma non mi sposto. Sorrido, alzo la tazza. Lui esita, poi ricambia. Cazzo, che figo. Giovane, 22 anni forse, occhi scuri. Ogni pomeriggio uguale: io con caffè, lui che si tocca i capelli, sudore che cola sul petto. La tensione sale. Un giorno, gli faccio un cenno, ‘Caffè?’. Lui annuisce, scende.
Lo sguardo che brucia attraverso i vetri
Entra, maschio puro. ‘Grazie, signora Sofia’. ‘Chiamami Sofia, dai’. Parliamo, confinato, solo telefono per internet. ‘Vieni quando vuoi, biblioteca mia’. Si installa, lavora. Prossimità proibita, vicini. Sento il suo odore, maschio giovane. Una mano sfiora, elettricità. ‘Sembri stressato’, dico. Lui: ‘Sì, e tu sei…’. Non finisce. Ci guardiamo. Fuori, un vicino passa, risate lontane.
Non resisto più. Lo tiro a me, balcone aperto. ‘Qui, con rischio’. Lui ansima, ‘E se ci vedono?’. ‘Meglio’. Lo bacio, lingua dentro, dura subito. Gli abbasso i pantaloni, cazzo grosso, venoso, cappella gonfia. ‘Cazzo, che bestia’. Lo palpo, palle pesanti. Lui mi strappa la camicetta, tette libere, capezzoli duri. Mi lecca, morde. Io gemo, ‘Leccami la figa’. Mi siedo sul bordo, gambe aperte. Lingua dentro, succhia clitoride, figa bagnata fradicia, succo che cola.
La scopata selvaggia con il rischio di occhi indiscreti
‘ Scopami, dai’. Lui mi gira, contro la ringhiera. Cazzo spinge, entra piano, ‘Stretta, cazzo’. Grido, ‘Più forte, rompi la figa!’. Pompa selvaggio, palle sbattono culo. Balcone trema, luce tamisée dentro, fuori buio cala. Paura: finestra di lato, tenda mosso? Qualcuno guarda? Adrenalina mi fa contrarre, ‘Vengo, porca!’. Lui accelera, ‘Ti riempio’. Sborra caldo, fiotti dentro, cola giù cosce. Io squirto, piscio piacere sul pavimento.
Crolliamo, sudati. ‘Cazzo, incredibile’. Baci lenti. Rumore auto, vicini ignari. Ci rivestiamo, occhi complici. ‘Segreto nostro’. Torno dentro, gambe molli. Ora, ogni finestra è promessa. La coproprietà? Un nido di segreti carnali. Lo guardo ancora, eccitata. Aspetto prossimo caffè.