Era l’altra sera, qui nel mio palazzo a Milano. Avevo 35 anni, sposata ma annoiata, con un marito che lavora sempre. Amo quel brivido, sai, spiare i vicini. Dal mio balcone, con l’odore del caffè che saliva dalla tazzina, ho notato lui. Il ragazzo del piano di sotto, ventiseienne, un po’ in carne, tipo nerd con gli occhiali. La sua finestra dava proprio sulla mia, luce fioca, tenda che si muoveva piano.
Stavo fumando una sigaretta, vestita solo con una canottiera leggera e mutandine. L’ho visto. Seduto sul letto, pantaloni abbassati, si stava segando. La mano che andava su e giù sulla sua cazzo dura, occhi fissi qui. Sul mio balcone. Ho sentito un fremito. Il cuore che batte forte. Un’auto che passa in strada, rumore di clacson lontano. Non mi sono mossa. Ho sorriso, ho fatto finta di nulla, ma ho aperto un po’ le gambe, lasciando che la canottiera salisse.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Lui ha esitato. Tipo, ha rallentato, ma non si è fermato. I nostri sguardi si sono incrociati. Arrossì tutto, ma la sua cazzo pulsava. Io? Bagnata fradicia. L’idea che fosse lì, a un piano di distanza, a pomparsi pensando alla mia fica. Proibito, eh? Vicini di casa. Se mio marito lo sapesse… Ma quel rischio mi eccita da morire. Ho spento la sigaretta, gli ho mandato un bacio con la mano. Lui ha accelerato, è venuto sparando sperma sul vetro. Tendina che trema.
Il giorno dopo, in portineria, ci siamo incrociati. ‘Ciao’, balbetta lui, occhi bassi. ‘Vieni su stasera? Porto del vino’, gli dico piano, sfiorandogli il braccio. Annuisce, trema. Alle 22, bussa alla mia porta. Lo faccio entrare, appartamento semibuio, luce dalla cucina. ‘Ti ho visto ieri’, gli dico ridendo. ‘Ehm… scusa’, farfuglia. Lo prendo per mano, lo porto sul divano. Odore di lui, sudore nervoso.
La Scopata Intensa col Rischio Vicini
‘Non scusarti. Mi è piaciuto’. Lo bacio, lingua dentro, mani sui suoi pantaloni. È duro subito. ‘Sei vergine, vero?’. Annuisce. ‘Ti depucelo io’. Gli abbasso i jeans, cazzo rasato, bello grosso. ‘Bravissimo’, dico, leccandogli il glande. Lui geme. Lo spingo sul letto, mi spoglio. Fica rasata, bagnata. ‘Toccami’. Gli guido la mano, dito dentro, umido. ‘Cazzo, che fica calda’, mormora.
Mi metto a cavalcioni, lo cavalco piano. ‘Piano, eh?’. Entra tutto, mi riempie. Vado su e giù, tette che ballano. Finestra aperta, tenda che sventola. ‘E se ci vedono?’, ansima lui. ‘Meglio, mi eccita’. Acceleriamo. Lo giro a pecorina, lo scopo da dietro. ‘Scopami forte!’, urlo piano. Paura che i vicini sentano, signora del piano di sopra che cammina. Lui mi sbatte, palle che schiaffeggiano. ‘Vengo!’, dice. ‘Dentro no, sborrami in bocca’. Mi giro, pompino veloce, sperma caldo in gola.
Dopo, sudati, ansimanti. Lo bacio. ‘Bravo per la prima volta’. Si riveste, occhi luminosi. ‘Grazie, Anabela’. Esco sul balcone con lui, sigaretta. Notte calma, luci accese di là. Ora ogni finestra ha un segreto. Quel palazzo non è più lo stesso. Ogni sguardo è un brivido. Tornerà, lo so. E io? Aspetto già.