Era una sera d’estate, calda da morire. Sul balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazzina. La brezza leggera muoveva il rideau della finestra di fronte, quella dei vicini. Luca, il marito, alto, muscoloso, quello che saluto sempre con un sorriso. E la sua tipa, magra, con i capelli sciolti.

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Ho sentito i gemiti prima ancora di guardare. Una macchina è passata in strada, rombando piano. Mi sono sporta un po’. Luce tamisée nell’appartamento loro, arancione, intima. Lei in ginocchio, nuda, gli succhiava il cazzo. Lo vedevo gonfio, venoso, che entrava e usciva dalla sua bocca. Lui con la testa all’indietro, mano nei capelli di lei. ‘Sì, così, troia’, ha mormorato lui, voce bassa ma chiara.

Lo Sguardo Che Ha Acceso Tutto

Il cuore mi batteva forte. Le cosce strette, sentivo la fica che si bagnava. Non potevo staccare gli occhi. Lui ha alzato lo sguardo, proprio verso di me. I nostri occhi si sono incatenati. Ha sorriso, malizioso, non si è fermato. Ha spinto più forte in bocca a lei, guardandomi. Io… io mi sono toccata piano, sotto la gonna leggera, senza mutande. L’odore del mio umore, dolce, misto al caffè.

‘Vieni qui’, ha mimato con le labbra, mentre lei lo leccava le palle. Il rideau si è mosso di nuovo, un filo di vento. Paura che la tipa si girasse, ma no. La tensione saliva, proibita. Vicini, cazzo, se ci beccano… ma l’adrenalina mi faceva impazzire.

Non ce l’ho fatta più. Sono scesa piano, scale buie del condominio, cuore in gola. Bussare alla sua porta? No, lui è uscito sul balcone, in boxer, cazzo ancora mezzo duro che spuntava. ‘Ti ho vista, puttana’, ha sussurrato, tirandomi dentro di casa sua. Lei era in camera, addormentata dopo l’orgasmo.

Mi ha spinto contro il muro del corridoio, buio. ‘Mi guardavi mentre mi succhiava? Ti è piaciuto il mio cazzo?’, ha ringhiato, mano sotto la mia gonna. Dita ruvide sulla fica fradicia. ‘Sì… era così grosso’, ho gemito, afferrandoglielo. Duro come ferro, caldo, pulsava. L’ho masturbato veloce, saliva sulla cappella.

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‘Zitta, non svegliare quella stronza’, ha detto, ma mi ha alzato una gamba, infilandomelo dentro di botto. ‘Ahhh!’, ho morso il labbro. La fica piena, stirata, bagnata che schizzava. Spingeva forte, pacate violente, palle che sbattevano sul mio culo. ‘Cazzo, sei strettissima, meglio di lei’, grugniva, succhiandomi un capezzolo attraverso la maglietta.

Paura costante: passi in corridoio? Un vicino? La tipa che si sveglia? ‘Se ci sentono, finiti’, ho sussurrato, ma stringevo le cosce, lo cavalcavo. Mi ha girata, a pecorina contro il tavolo della cucina. Luce della luna dal balcone, rischiarava il suo cazzo che entrava e usciva dalla mia fica rasata, labbra gonfie, succhiate. ‘Ti riempio, troia’, ha detto, accelerando. Io tremavo, clitoride sfregato dalla sua mano. Orgasmata fortissimo, ho bagnato il pavimento.

Ha esploso dentro, sperma caldo che colava. ‘Cazzo… sì!’, ha gemito piano. Pochi secondi, ordine rapido. Baciato veloce, ‘Domani di nuovo?’. Annuisco, esco tremando.

Tornata a casa, caffè finito e freddo. Tutto calmo nel palazzo, luci spente. Ma ora, ogni finestra, ogni balcone… li guardo diversi. Luca mi saluta con l’occhiolino. Il nostro segreto carnale, sporco, mi fa fremere. Il quartiere non è più lo stesso: pieno di fica bagnata e cazzi duri nascosti.

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