Ero sul mio balcone, martedì sera, con una tazza di caffè fumante in mano. L’odore forte mi avvolgeva, mischiato al profumo di gelsomino dal giardino giù. La luce del lampione tremolava, e una macchina è passata lenta in strada, rombando piano. Di fronte, la finestra dell’appartamento del terzo piano era socchiusa, il rideau che si muoveva appena con la brezza. Lui era lì, Marco, il vicino che vedo sempre andare al lavoro in giacca elegante. Ma stasera… era solo, a torso nudo, pantaloni abbassati. Il suo cazzo era già duro, grosso, in mano. Si segava piano, occhi socchiusi, gemendo basso.

Mi sono fermata, cuore che batteva forte. Non potevo staccare lo sguardo. Lui ha alzato la testa, mi ha vista. I nostri occhi si sono incatenati. Invece di fermarsi, ha sorriso, malizioso, e ha accelerato la mano sul suo uccello venoso. Io… dio, la fica mi si è bagnata all’istante. Ho sentito il calore salire, le mutande umide. L’interdetto del vicinato, così vicino, bastava sporgersi. E se qualcun altro guardava? L’adrenalina mi ha fatto tremare.

Lo Sguardo che Ha Acceso Tutto

Lui ha fatto un cenno, ‘vieni’. Ho esitato, ma il desiderio ha vinto. Sono uscita sul balcone, vestaglia aperta quel tanto che basta. ‘Ti piace guardare?’ ha sussurrato, voce rauca, continuando a pompare il cazzo. ‘Sì… non fermarti’, ho risposto, mordendomi il labbro. I balconi erano a un metro, separati solo da una ringhiera bassa. Una voce da sotto, vicini che chiacchieravano, ma noi ignari, persi.

Non ce l’ho fatta più. Mi sono sporta, lui ha allungato la mano, mi ha tirata contro la ringhiera. Le nostre bocche si sono unite, lingue affamate. ‘Ho sognato questa fica da settimane’, ha ringhiato, infilando la mano sotto la vestaglia. Le sue dita hanno trovato il mio clitoride gonfio, lo ha strofinato forte. Io gli ho afferrato il cazzo, caldo, pulsante, ho stretto e pompato. ‘Scopami, Marco, qui, ora’, ho gemito.

La Scopata Selvaggia con il Rischio di Essere Visti

Mi ha girata, schiacciata contro la ringhiera. Ho sentito la cappella spingere contro la mia entrata bagnata. Un colpo secco, e il suo cazzo mi ha riempita tutta, fino in fondo. ‘Cazzo, sei strettissima’, ha grugnito, iniziando a sbattere. Ogni affondo mi scuoteva, i miei tette che rimbalzavano, il rumore di pelli che sbattono. Paura che qualcuno sentisse, una luce accesa di fianco… ma l’eccitazione era troppa. ‘Più forte, fammi venire!’, ho urlato piano. Lui mi ha tappato la bocca, ma ha accelerato, il suo bacino che sbatteva sul mio culo.

Le sue dita sul mio clito, rotanti veloci. Ho sentito l’orgasmo arrivare, violento. La fica si è contratta intorno al suo cazzo, squirto che colava sulle cosce. Lui non ha retto: ‘Sto venendo… dentro?’, ha ansimato. ‘Sì, riempimi!’, ho risposto. Caldo, il suo sperma che schizzava dentro, ondate potenti. Siamo rimasti fermi, sudati, respiri affannati. Una macchina è passata di nuovo, fari che sfioravano i balconi.

Poi, piano, ci siamo staccati. Lui mi ha baciata dolce, ‘Questo resta tra noi’. Sono rientrata, gambe molli, fica che gocciolava il suo seme. Ora, ogni volta che vedo le finestre illuminate, penso a quel segreto. La coproprietà non è più la stessa: ogni ombra, ogni rumore, mi fa fremere. Chissà cosa nascondono gli altri…

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