È successo l’inverno scorso, qui a Roma, nel mio palazzo vecchio del quartiere Prati. Mi chiamo Sofia, ho 42 anni, mio marito viaggia sempre per lavoro, e le nostre scopate sono rare, fredde. Lavoro part-time in un’associazione per studenti, ma la sera mi annoio. Una notte, caffè in mano, sul balcone, ho notato la luce fioca nell’appartamento di fronte. Marco, il vicino di 25 anni, ex di mia figlia che non vedevo da anni, era lì solo. Il sipario si muoveva piano, come se mi spiasse. Ho sentito un brivido. Ho lasciato il caffè, odorava forte nell’aria fredda, e ho fumato una sigaretta, fingendo di non guardare.
Lui è uscito sul balcone, camicia aperta, sigaretta in bocca. I nostri sguardi si sono incrociati. ‘Buonasera Sofia’, ha detto piano, sorridendo. Io ho balbettato ‘Ciao Marco, fa freddo eh?’. Ma i miei occhi scivolavano sul suo petto. Una macchina è passata in strada, rombando, e ci ha fatto sussultare. Lui si è avvicinato alla ringhiera, i nostri balconi quasi si toccano. ‘Ti vedo sempre qui, sola’, ha mormorato. Il cuore mi batteva forte, l’aria gelida mi pizzicava la pelle. Sentivo l’eccitazione montare, proibita, così vicino a casa. Il vicino di sopra ha acceso una luce, e ho pensato ‘ci vedono?’. Ma non mi importava, ero bagnata già.
Lo Sguardo Proibito dalla Finestra
Poi ha teso la mano. ‘Vieni da me un attimo?’. Non ho pensato, sono saltata il muretto basso, nel suo balcone. Ci siamo baciati subito, affamati. Le sue mani sul mio culo, io palpavo il suo pacco duro. ‘Cazzo, Sofia, ti voglio da morire’, ha gemito. L’ho spinto contro il vetro, ho slacciato i pantaloni. Il suo cazzo è saltato fuori, grosso, venoso, caldo come ferro. ‘Mmm, è enorme’, ho sussurrato, eccitata da morire. Una macchina ha frenato in strada, fanali che illuminavano tutto. Paura mista a figa che pulsa. ‘Se ci vedono…’, ho detto, ma lui ‘Fallo, succhiamelo’. Mi sono inginocchiata, fredda sul pavimento, ma il suo cazzo bollente in bocca. L’ho leccato piano, lingua sul glande gonfio, saliva che colava. ‘Brava troia, pompa forte’, grugniva, mani nei capelli. Lo prendevo tutto, gola profonda, gorgoglii umidi. Lui spingeva, ‘Prendilo in bocca, Sofia, sei una puttana perfetta’. Sudavo, eccitata, sentivo i vicini, rumori lontani. Il suo cazzo pulsava, testicoli in mano, li stringevo. ‘Sto per venire, ingoia tutto!’, ha urlato piano. Jet caldi, sborra densa in bocca, ne ho ingoiato metà, il resto sul mento. Tremavo, orgasmo solo dal sapore.
Dopo, ansimanti, mi ha aiutata a pulire. ‘Sei stata incredibile, rifacciamolo’. Sono tornata sul mio balcone, gambe molli, sapore di lui in bocca. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. Quei vicini? Li guardo con occhi diversi, chissà i loro segreti. Questo palazzo non è più lo stesso, è un nido di desideri sporchi. E io? Non vedo l’ora di essere spiata di nuovo.