Era una sera d’estate romana, afosa. Io sul balcone, tazza di caffè in mano, aroma forte che mi pizzica il naso. Di fronte, appartamento illuminato fioco, tende semichiuse che ondeggiano piano. Lei, la mora sexy del piano di sopra, Arcadia-like con curve da infarto, seduta a tavola col suo biondo, Heinrich, alto e atletico. Parlano, ridono. Ma sotto… sotto il tavolo, i piedi. Il suo piede sale sul polpaccio di lui, sfacciato. Io arrossisco, figa già umida. Mi sporgo, cuore che batte. Un rumore di macchina in strada, copre il mio respiro affannato.
Mi vede. Lei alza gli occhi, sorride maliziosa. Sbatte le ciglia, continua col piede. Io non distolgo lo sguardo, stringo la ringhiera. L’indicibile vicinanza, solo vetri e balconi a dividerci. Ogni sera uguale: caffè, luce tamisée, quel gioco. Ieri, lei si è alzata, ha aperto la finestra. ‘Caffè?’ mi fa, voce bassa. Io annuisco, eccitata da morire. Scendo, balcone comune stretto. Odore di lei, sudore misto a profumo. Ci sfioriamo, ginocchia che toccano. ‘Ti piace guardare?’ sussurra, piede che mi sfiora la caviglia. Io balbetto: ‘Sì… non resisto.’ Lui appare dietro, sorride. ‘Entra,’ dice lei.
Sguardi Caldi e Piedi Sotto il Tavolo
Dentro, luce bassa, tende aperte. Paura che i vicini vedano, ma figa che pulsa. Lei mi bacia, lingua invadente, mani sulle mie tette. ‘Spogliati,’ ordina. Io obbedisco, nuda tremante. Le sue tette enormi, aréole marroni grandi, capezzoli duri. Le succhio, lei geme: ‘Brava, leccale.’ Lui ci guarda, cazzo già duro nei pantaloni. Si unisce, mi palpa il culo. ‘Sei bagnata fradicia,’ ringhia. Lei si stende sul tavolo, gambe aperte: figa rasata con farfalla tatuata, clitoride grosso come un cazzetto. Io lo lecco, succhio quel bottoncino turgido, lei ansima: ‘Cazzo, sì, mangiami la fica!’ Lui mi infila due dita nel culo, lubrido di saliva.
Sesso Crudo e il Terrore di Essere Visti
La giro, la scopo con la lingua mentre lui mi incula piano. ‘Piano, che ci sentono,’ gemo io. Ma lui spinge forte, cazzo largo che mi apre. Lei ride: ‘Fottila, Heinrich!’ Il ritmo accelera, palle che sbattono sul mio culo, io con faccia in figa sua, clit che mi esplode in bocca. Urla soffocate, sudore che cola. Paura costante: tende mossero? Un vicino passa? Adrenalina che moltiplica tutto. Lei viene prima, mi stringe la testa: ‘Sto godendo, troia!’ Spruzza in bocca. Io seguo, culo stretto sul suo cazzo. Lui esce, mi sbatte in faccia: ‘Apri!’ Sperma caldo, lo ingoio.
Ci rivestiamo ansanti, baci rapidi. ‘Torna domani,’ mi dice lei, occhi complici. Esco sul balcone, gambe molli, figa gocciolante. Strada tranquilla, luci spente altrove. Segreto nostro, carnale, proibito. Ora, ogni tenda che si muove, ogni balcone, mi fa fremere. La coproprietà? Un nido di desideri nascosti. Non sarò più la stessa.