Ero lì, stamattina, sola in casa come al solito. Marito al lavoro, figli grandi spariti. Mi annoio, cazzo. Passo ore sul pc, siti porno che mi fanno bagnare. Mi tocco piano, dita sulla fica, immaginando cazzi grossi. Finestra aperta sul balcone, odore di caffè forte nell’aria. Di fronte, appartamento del vicino calvo, sessantenne, brutto ma con quel’aria da maschio. Sua moglie, quella biondina stupida, è uscita. Lo vedo lui, solo, luce fioca dentro, tenda che sbatte piano col vento. Mi eccita guardarlo, immaginare cosa fa nudo. Sento una macchina passare in strada, cuore che batte. Lui si gira, mi fissa? O è paranoia mia? La fica pulsa, mi tocco più forte, ma… suona il campanello. Merda.

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Apro la porta col kimono di seta, sotto solo mutandine bagnate e reggicalze. È lui, il calvo, sudato, occhi folli. ‘Tuo marito scopa mia moglie!’, urla, agitando un braccialetto d’oro. È di mio marito, cazzo, quello che diceva perso in viaggio. Rido dentro: salaud, con quella troia là di fronte? Lui trema, ‘Ho le prove!’. Lo invito in cucina, gli verso un caffè. ‘E ora?’, dice. Io, eccitata da morire, apro un po’ il kimono. Vede le cosce, i reggicalze neri. ‘E se ci vendichiamo?’, sussurro. Lui impazzisce, mi guarda la scollatura. ‘Sei una figa bollente’, borbotta. La tenda di fronte si muove appena, e se qualcuno guarda? Adrenalina alle stelle.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Mi butta sul divano, mi strappa il kimono. ‘Che fica bagnata!’, lecca la mia passera come un lupo, lingua dentro, succhia il clitoride. Gemo forte, ‘Sì, leccami così, porco!’. Da anni nessuno mi mangia così. Io gli slaccio i pantaloni: cazzo enorme, peloso, duro come ferro. Odore muschiato, maschio vero. Lo prendo in bocca, lo pompo profondo, gola piena. ‘Cazzo, che troia!’, grugnisce. Paura che la bionda torni, o un vicino senta i gemiti. Finestra aperta, luce del giorno filtra, rischio totale. Mi gira, a pecorina: ‘Che culo sodo!’. Mi sbatte dentro, colpi violenti, palle che schiaffeggiano. ‘Ti fotto per vendetta!’, ruggisce. Io urlo, ‘Più forte, spaciami la fica!’. Mi pizzica i capezzoli, mi claqua il culo rosso. Godo, squirto sul divano. Lui continua, bestia, ‘Prendilo tutto!’. Sento passi fuori? O è il vento? Esplode: mi gira, sborra in faccia, fiotti caldi su bocca, capelli, tette. Tanta, densa. Crollo, esausta, col suo seme che cola.

Ci rivestiamo piano, sudati, ridendo bassi. ‘Non dico niente alla mia troia, tu lasci che tuo marito la scopi. In cambio, vengo ogni mattina’. Annuisco: ‘Affare fatto, Vincenzo’. Ora lo chiamo per nome. Esco sul balcone, caffè in mano, guardo di fronte. La tenda si muove, loro dentro ignari. Il quartiere è cambiato: ogni finestra un segreto, ogni vicino una tentazione. Mi sento viva, bagnata solo a pensarci. Domani, stessa ora.

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