Ero sul balcone, con la tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi riempiva le narici. La sera calava piano, luci tamise negli appartamenti intorno. Di fronte, nell’appartamento di Marco, il mio vichino single, la finestra era socchiusa. Il rideau si muoveva appena, una brezza leggera. Lo vidi entrare, stanco dal lavoro, ma dio, quel corpo… Camicia sbottonata, pantaloni che gli cadevano sui fianchi larghi.
Mi appoggiai alla ringhiera, cuore che batteva forte. Lui si tolse la camicia, muscoli tesi sotto la pelle olivastra. Pensai: ‘Sta provando qualcosa di nuovo?’. No, si slacciò la cintura, pantaloni a terra. Slip nero, stretto, che gli segnava il pacco. Cazzo, era grosso anche da lì. I nostri occhi si incrociarono. Lui si fermò, sorrise. Io arrossii, ma non mi mossi. ‘Ti piace lo spettacolo?’, gridò piano, voce bassa, rauca.
Sguardi Rubati e Desiderio Crescente
‘Ehi, non fare il voyeur!’, risposi ridendo, ma la voce tremava. Lui si avvicinò alla finestra, slip che gli tendeva la verga già mezza dura. ‘E tu? Mi guardi da giorni, lo so’. Merda, aveva ragione. L’adrenalina mi bagnava la fica. Un’auto passò in strada, fari che illuminavano il balcone. Paura che qualcuno vedesse, ma eccitazione pura. ‘Vieni qui’, dissi, balcone aperto.
Saltò il muretto basso che divide i nostri balconi, in mutande. Odore di sudore maschio e colonia. Mi prese la vita, mani calde. ‘Ti ho vista, nuda l’altro giorno’. Baciò il mio collo, lingua umida. Io gli strinsi il cazzo attraverso il tessuto, duro come ferro. ‘Entra, cazzo, prima che ci vedano’. Lo tirai dentro, porta finestra chiusa a metà .
Sesso Selvaggio con il Rischio di Essere Visti
Sul divano, lo spogliai. Slip nero a terra, verga ritta, cappella viola gonfia, vene pulsanti. ‘Leccamela’, ordinò. Mi inginocchiai, bocca piena, sapore salato. Succhiavo forte, lui gemeva: ‘Brava troia, sì…’. Mi alzò, mi strappò le mutande. ‘Fica rasata, bagnata fradicia’. Dita dentro, mi scopava con le mani. Io: ‘Marco, piano, i vicini…’. Ma lui mi girò, cazzo contro il mio culo.
Mi penetrò da dietro, colpo secco. ‘Ahhh!’, urlai piano. Pieno, mi sfondava la fica, palle che sbattevano. ‘Più forte, scopami!’, lo implorai. Lui accelerava, sudore che colava, corpi che schiaffeggiavano. Finestra aperta, rumori dalla strada: passi, voci. ‘Se ci beccano…’, ansimò lui, eccitato di più. Io venni prima, spasmi, succhiavo il suo cazzo con la fica. Lui: ‘Sto per sborrare… dentro?’. ‘Sì, riempimi!’. Caldo sperma che schizzava dentro, gemiti soffocati.
Crollammo, ansimanti. Lui mi baciò: ‘Segreto nostro’. Pulimmo il casino, lui tornò sul balcone. Ora, ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. Quel vichino… la coproprietà non è più la stessa. Ogni finestra un rischio, un brivido. Lo rifarei mille volte.