Era una di quelle mattine d’inizio estate, sole che picchia forte, aria piena di odore di gelsomino dal cortile del condominio. Sto sul mio balconcino, stretta tra due palazzi vecchi di Roma, con una tazza di caffè fumante in mano. Indosso solo una canottiera leggera e shorts minuscoli, il reggiseno slacciato perché fa un caldo cane. Sorseggio piano, e… ops, lo vedo. Marco, il vicino di fronte, quel tipo sui 35 anni, muscoloso, single, con quel sorriso da stronzo che ti fa bagnare all’istante. La sua finestra è socchiusa, il tendone si muove appena con la brezza. Mi guarda. Io lo fisso. Cuore che batte forte. ‘Ciao bella’, mi fa con la bocca, senza voce. Arrossisco, ma non mi sposto. L’odore del mio caffè si mescola al suo, che arriva debole dall’altro lato.

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Allungo le gambe sul tavolino, la canottiera sale un po’, lasciando intravedere i capezzoli duri. Lui si appoggia al davanzale, pantaloncini da ginnastica tesi davanti. Si tocca piano, sopra il tessuto. Io sento un fremito tra le cosce. ‘Ti piace?’, gli leggo sulle labbra. Annuisco, mordendomi il labbro. Il sole mi scalda la pelle, sudore che cola piano tra le tette. Un’auto passa in strada, clacson lontano, ma noi immobili. Slaccio del tutto la canottiera, la lascio cadere. Le mie tette grosse al vento, capezzoli turgidi. Lui ansima, lo vedo dalla cassa toracica che si alza. Si cala i pantaloncini, cazzo duro in mano, grosso, venoso. Comincia a segarsi lento, occhi fissi su di me. Io infilo una mano negli shorts, sfrego la figa già fradicia. ‘Cazzo, sei una troia’, mormora forte abbastanza da sentirmi. L’adrenalina mi esplode: e se la vecchia del piano di sotto sente? Ma non mi fermo.

Lo Sguardo Proibito dal Balcone di Fronte

La tensione è elettrica, proibita. Lui fa un cenno, ‘Vieni da me?’. No, gli dico con lo sguardo, ‘Qui’. Salto il muretto basso che divide i balconi – è un condominio vecchio, balconi attaccati. Atterro da lui scalza, nuda sopra, shorts zuppi. ‘Finalmente’, ringhia, mi afferra per i fianchi, mi sbatte contro il vetro della sua finestra. Bacio bagnato, lingue che si divorano, sapore di caffè e sudore. Mi strappa gli shorts, ‘Figa rasata, perfetta’, dice, e si inginocchia. Lecca forte, lingua dentro, su clito gonfio. Gemo, ‘Oh sì, mangiami la passera’. Succhia, dita dentro, tre, mi scopa con la mano mentre mi tiene le chiappe aperte. Io mi reggo al davanzale, tette che sbattono sul vetro. Paura: luce accesa nell’appartamento accanto, tenda che si muove? ‘Shh, la signora Rossi’, sussurra lui ridendo, ma continua a leccare più forte. Io vengo in bocca, schizzi caldi, ‘Cazzo, sto squirtando!’. Mi alzo tremante, lo spingo giù sulla sedia da giardino. ‘Ora tocca a me’. Gli succhio il cazzo, grosso in gola, palle pelose in mano. Lo sega bagnato di saliva, ‘Ti piace la mia bocca di puttana?’. Lui grugnisce, ‘Sì, troia del palazzo’.

La Scopata Cruda con il Brivido di Essere Scoperti

Mi tira su, mi gira, a pecorina contro la ringhiera. ‘Prendilo tutto’. Spinge dentro, figa piena, dolorosamente buono. Pompa forte, palle che sbattono sul clito. ‘Più forte, scopami come una cagna!’. Sudore che cola, odore di sesso pesante, caffè rovesciato che puzza dolce. Un rumore di passi giù in cortile – vicini che escono? Ci blocchiamo un secondo, lui dentro fino alle palle, io mordo il braccio per non urlare. Riparte, bestiale, mi afferra le tette, strizza capezzoli. ‘Vieni con me, riempimi la figa’. Orgasmosimultaneo, lui scarica sperma caldo dentro, io tremo, figa che pulsa. Gocce colano sulle piastrelle.

Ci rivestiamo veloci, risate nervose. ‘Non dirlo a nessuno’, mi dice baciandomi. Torno sul mio balcone, gambe molli, figa che stilla. Ora ogni volta che vedo una finestra accesa, o Marco che passa, sento quel brivido. Il condominio non è più lo stesso: pieno di segreti carnali, di occhi che spiano. E io? Io ne voglio ancora.

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