Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva dal fumo. Sole basso, luce arancione che filtrava dalle tapparelle socchiuse di fronte. L’appartamento della nuova vicina, quella bionda alta che si era trasferita un mese fa. L’ho vista muoversi nuda, ehm… non proprio nuda, ma con una vestaglia leggera, trasparente. Seni grossi che ondeggiavano, curve da urlo. Ho sentito un brivido, sa? Il cuore che batteva piano.

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Un rumore di macchina in strada, giù, mi ha fatto sussultare. Ma lei… lei ha aperto la tenda appena, quel fruscio leggero. I nostri occhi si sono incatenati. Sorrideva, maliziosa. Si è passata una mano sul collo, giù verso il seno. Io? Ferma lì, con la tazza che tremava. ‘Cazzo, mi sta guardando’, ho pensato. E lei lo sapeva. Ha lasciato cadere la vestaglia, fica rasata che luccicava sotto la lampada fioca. Il mio clitoride ha pulsato subito, bagnata tra le cosce.

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Non ce l’ho fatta più. Ho annuito, lei ha fatto un gesto con la mano: ‘Vieni’. Il proibito del vicinato, sa? Mariti, figli, vicini pettegoli ovunque. Ma l’adrenalina… Balcone comune, ho attraversato piano, porta socchiusa. ‘Entra, tesoro’, sussurra con voce roca, accento straniero, tipo francese. Profumo di muschio e vino. Mi tira dentro, luce bassa, tende che ondeggiano con la brezza.

Le nostre bocche si sono unite subito, lingue umide che si inseguivano. ‘Ti ho vista spiare, puttanella’, ride piano, mani sulle mie tette. Le mie dita già sotto la sua gonna, fica gonfia, fradicia. ‘Leccami’, ordina, e mi spinge sul divano. Gambe aperte, odore acre di eccitazione. Lecco il clitoride duro, succhio le labbra carnose, lingua dentro la sua fessura calda. Geme forte, ‘Sì, cazzo, più profondo!’. Due dita nel suo buco, pompano veloci, mentre con la bocca la divoro. Sento un rumore fuori, passi nel corridoio? Paura mista a goduria, il cuore esplode.

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‘Ora tocca a te’, ansima, mi strappa i pantaloni. Nuda sul tappeto, cosce spalancate. La sua lingua sul mio clitoride, vortici perfetti, denti che graffiano piano. ‘Che fica bagnata, italiana troia’. Infila tre dita nella mia passera, mi scopa duro, mentre un pollice preme l’ano. Grido, ‘Oh merda, sì! Non fermarti!’. Orgasmos che mi squassa, squirto in bocca sua, sapore salato che lecca via. Lei sale su di me, fiche che si strofinano, tribbing selvaggio, tette che sbattono. ‘Vieni con me!’, urla, e veniamo insieme, corpi sudati, tremanti. Un’auto passa lenta sotto, fari che illuminano la tenda… e se ci hanno visti?

Dopo, ansimanti, caffè sul tavolo. ‘Bel segreto, eh?’, sorride, mi bacia piano. Io annuisco, gambe molli. Esco, aria fresca sul viso, ma dentro fuoco. Ora il condominio è diverso: ogni finestra un invito, ogni ombra un brivido. La guardo da casa, tenda che si muove ancora. Tornerò, sicuro. Questo vicinato non è più lo stesso.

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