Era venerdì sera, come sempre. I miei coinquilini via per il weekend, io sola in appartamento. Preparavo il caffè sul balcone, aroma forte nell’aria umida. Una macchina passa lenta in strada, fari che sfiorano le finestre. Di fronte, appartamento di Lea, luce fioca nel bagno. Il sipario si muove appena, vento leggero. Guardo… e resto ferma.

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Lea, 19 anni, bruna con capelli mossi, quella simpatica del piano. Vive sola spesso, genitori sempre in viaggio per lavoro. La vedo lì, seduta sul water, gambe spalancate, piedi piantati. Niente mutande, maglietta tirata su fino alla pancia. La sua fica pelosa, scura tra le cosce bianche, in piena vista. Impudica, sotto quella lampadina gialla. Il cuore mi batte forte, mi bagno piano.

Lo Sguardo Voyeur che Accende il Fuoco

Lei si accorge di me, attraverso il vetro. Non si copre, sorride assonnata. Si alza piano, maglietta le arriva sotto il culo, fica esposta. I nostri occhi si incatenano. ‘Ho lasciato le mutande in camera’, dice piano, voce che arriva col vento. Sorrido nervosa, eccitata. L’aria è elettrica, proibita. Vicini che potrebbero vedere da altre finestre. Adrenalina pura.

‘Vieni qui?’, mi fa segno col dito. Esco sul balcone, lei fa lo stesso, due metri di distanza, ringhiera tra noi. Gambe nude, luce strada illumina il suo pube. Parliamo basso. ‘Ti ho svegliata? Ho fatto rumore?’. Le prendo la mano oltre la ringhiera, la tiro piano. Bacio sulla guancia, poi labbra. Lingue si intrecciano, mani sui fianchi. ‘Devo pisciare’, dico ridendo. ‘Vieni da me’, sussurra.

Entro da lei, porta socchiusa. Bagno piccolo, piastrelle fredde. Mi appoggia al muro della doccia, tira su la mia camicia da notte. Mani sulle cosce, ‘Apri le gambe’. Mi accarezza, no mutande, figa già fradicia. ‘Piscia, fai’, ride dolce. Nervosa, eccitata. Primo getto caldo tra gambe, splash sul pavimento. Geme, mi bacia collo. Mi lascio andare, cascata forte, odore acre misto sudore. Lei mi lava con doccetta, dita sfiorano clitoride gonfio. ‘Sei bagnata di fica, non di pipì’.

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La tiro dentro doccia, nude ora. Le lecco i capezzoli duri, mano tra sue cosce: fica aperta, labbra gonfie, succo che cola. ‘Leccami’, ansima. La spingo sul letto, apro gambe. Lingua nella sua fica dolce, salata, peli sul naso. La penetro con dita, succhio clito. Geme forte, ‘Piano, i vicini…’. Finestra aperta, tenda mosso, rischio alto.

Si gira, 69. La sua bocca sulla mia fica, lingua che scava buco, lecca ano. Io la divoro, assaporo ogni piega. ‘Sto venendo!’, grida piano. Succhio più forte, lei trema, squirt leggero in bocca. Io esplodo, figa contrae su sua lingua, urlo soffocato. Paura: auto passa, fari entrano. Ci blocchiamo, ridiamo nervose.

Si masturba sopra faccia mia, dito veloce su clito teso. ‘Guardami venire!’. La lecco dentro, gusto suo orgasmo che cola. Mani sue mi fottono fica, vengo di nuovo, gambe che tremano.

Calma dopo, sudate, abbracciate. ‘Domani parti?’. ‘Sì, ma torno presto’. Ci separamo nude nel corridoio buio, baci ultimo. Torno a casa, mano tra cosce, rido sola. Ora il palazzo è diverso: ogni finestra un segreto, ogni vicino un brivido. Quel sapore di Lea sulla lingua per sempre.

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