Ero sul balcone con il caffè in mano, quel pomeriggio umido di giugno. L’appuntamento era saltato, finalmente libera. Odore forte di caffè, vapore che sale. Di fronte, appartamento dei vicini, luce tamisée. Li vedo: lui, trentenne spaccone, lei rossa, bella curve, ma si urlano contro. ‘Stronzo!’, grida lei. Lui sbatte la porta, auto che parte rumorosa in strada.

Lei resta sola, si siede sul divano, gambe accavallate. Io… beh, mi eccito subito. Amo spiare, quel brivido. Apro un filo la tenda, mi sistemo la gonna corta, senza mutande oggi. Lei alza lo sguardo, i nostri occhi si incatenano. Sorride? No, arrossisce. Io le faccio l’occhiolino, lenta. Lei esita, poi ricambia. Cuore che batte forte. ‘E se ci vede qualcuno?’, penso, ma è eccitante.

Lo Sguardo Che Accende Tutto

Esco sul balcone, brezza umida sulla pelle. ‘Ciao, tutto ok?’, dico piano. Lei annuisce, si avvicina al suo balcone, a due metri da me. ‘Quel coglione…’, mormora. Parliamo, voci basse. Io: ‘Sembri frustrata, vuoi un caffè?’. Lei ride nervosa. Sento l’odore del suo profumo mischiato al mio caffè. Mani che tremano sul parapetto. ‘Ti ho vista… prima’, dice lei, occhi bassi. ‘E tu mi hai guardata’, ribatto, bagnata già.

La tensione sale, corpi vicini. ‘Vieni da me?’, sussurro. Lei guarda intorno, paura di vicini. ‘Ok, ma veloce’. Entra, porta socchiusa, rischio che passi qualcuno. La bacio subito, bocca calda, lingua che invade. Mani sui suoi seni grossi, capezzoli duri sotto la camicia. ‘Cazzo, sì…’, geme lei. La spingo contro la finestra, gonna su, fica rasata fradicia. Le infilo due dita, scivolano facili. ‘Sei una troia bagnata’, le dico, leccandole il collo.

La Scopata Selvaggia con Rischio Occhiate

Lei mi strappa la blusa, succhia i miei capezzoli, morde. ‘Leccami’, ordina. Mi metto in ginocchio, balcone visibile da strada. Lingua sulla sua fica, salata, gonfia. Clitoride duro, lo succhio forte. Lei ansima: ‘Dio, se ci vedono…’. Auto passa lenta, fanali che sfiorano. Io rido: ‘Meglio, troia’. Si gira, culo sodo contro vetro. Le infilo la lingua nel culo, dita in fica. Trema tutta.

‘Scopami con la mano’, implora. La fotte forte, pollice sul clito. Geme alto, copro la bocca. ‘Zitta, o arrivano i vicini’. Viene, schizzi sulla mano, odore di sesso pesante. Ora tocca a me: mi siedo sul tavolo, gambe aperte. Lei lecca avida, due dita dentro, succhia clito. ‘Cazzo, brava puttana’, grido piano. Vengo urlando nel suo viso, corpo scosso.

Dopo, sudate, ansimanti. Lei si riveste veloce: ‘Non dirlo a nessuno’. Bacio finale, umido. ‘Il nostro segreto’. Torna a casa, io sul balcone, caffè freddo. Ora ogni finestra brilla di segreti. I vicini? Non più anonimi. Ogni sguardo, un brivido. La coproprietà è un nido di fica e cazzi nascosti. Non vedo l’ora di spiare ancora.

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