Ero sul mio balcone a Milano, caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. L’appartamento di fronte, luce tamisée, tenda che si muoveva piano, come se qualcuno esitasse. Lei, la vicina nuova, sui trentacinque, elegante da morire, con quella gonna nera aderente e i capelli corti mossi. L’ho vista prima sporgersi, poi… si è tolta la camicetta. Pelle olivastra, spalle nude, tette piccole ma perfette, capezzoli duri sotto il reggiseno di pizzo. I nostri sguardi si sono incrociati. Io congelata, tazza in mano, lei ha sorriso, malizioso, e ha lasciato cadere la gonna. Mutandine minuscole, culo sodo. Cuore che mi batteva forte, la macchina che passava in strada copriva il rumore del mio respiro.
Non ce l’ho fatta a staccare gli occhi. Ogni sera ora era un gioco. Io sul balcone in vestaglia aperta, lei si mostrava di più, dita che sfioravano la fica attraverso il tessuto. L’interdetto del vicinato mi eccitava da morire: e se i vicini di fianco vedevano? La signora Rossi al piano di sotto? Ma quel brivido… ieri lei ha bussato alla mia porta. ‘Ho visto che guardi, italiana birichina’ ha detto con accento francese, tipo Alix, occhi che bruciavano. L’ho tirata dentro, balconi aperti, vicini vicini.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Le nostre bocche si sono incollate subito, lingue che si divoravano, mani ovunque. ‘Ti voglio scopare qui’ ho sussurrato, spingendola contro la ringhiera del balcone. Lei ha annuito, eccitata, ‘Fallo, ma piano, ci vedono’. Le ho strappato le mutande, dita nella sua fica bagnata, calda, stretta. ‘Cazzo, sei fradicia’ le ho detto, lei gemeva piano, ‘Leccami, troia’. Mi sono messa in ginocchio, lingua sulla sua clitoride gonfia, succhiavo forte, il sapore salato, lei afferrava i miei capelli, ‘Sì, così, mangiami la figa’. Un’auto che frena in basso, voci dalla strada, paura mista a eccitazione pura.
Mi ha tirato su, mi ha girato, culo fuori, ‘Ora il tuo turno’. Ha leccato il mio buco del culo, dita dentro la fica, mi tremavano le gambe. ‘Prendimi con la lingua’ ho implorato. Poi mi ha spinto giù, cazzo? No, aveva un vibratore in borsa, grosso, nero. ‘Spingilo dentro’ ha ordinato. L’ha ficcato piano nella mia figa, poi forte, io urlavo piano, ‘Più profondo, scopami!’. Tette contro la ringhiera, guardavo di fronte, luce accesa nell’appartamento del vecchio, tenda ferma. Rischio di urla, vicini che sentono. Lei accelerava, ‘Vieni, puttana, bagnalo’. Sono esplosa, squirto sulla piastrelle, gambe molli.
L’Incontro Esplosivo e il Rischio di Essere Scoperti
Non finita. Mi ha sdraiata sul pavimento del balcone, si è cavalcata il mio viso, ‘Lecca mentre ti scopo’. Vibratore nella mia fica, lingua nel suo culo, lei si dimenava, ‘Cazzo, sì, leccami il buco’. Gemeva forte, ‘Sto venendo, troia!’. Il suo succo in bocca, caldo, dolce. Poi mi ha fatto alzare, dita nel mio culo, ‘Ora anal’. Tre dita, doloroso e delizioso, pompavo contro la sua mano, ‘Spingi, spaciami il culo’. Un altro orgasmo, corpi sudati, odore di sesso nell’aria.
Siamo crollate dentro, porte aperte, calma. Sudate, ansimanti, risate nervose. ‘Che segreto’ ha detto lei, accendendo una sigaretta. Io annuivo, ‘Ora il palazzo è diverso, ogni finestra un rischio’. La guardo dormire ora, balcone aperto, e penso: chissà chi ci ha visti? Quel brivido cambierà tutto quaggiù.