Ero sul mio balcone con un caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida del mattino. Di fronte, nell’appartamento illuminato fioco, il rideau si muoveva appena. Lui, Marco, il vicino sposato, era lì con la moglie. Li spiavo da settimane, quel brivido mi bagnava le mutande. Sabato, li ho visti: lei gli succhiava il cazzo duro come ferro, le mani sulle palle. Lui gemeva piano, le auto passavano sotto rombando. Mi sono toccata piano, sentendo il cuore battere.

I loro occhi si incrociarono con i miei attraverso il vetro. Lui ha sorriso, non si è fermato. Lei lo ha cavalcato da dietro, il culo che rimbalzava, lui le strizzava le chiappe. ‘Cazzo, guardami’, ho pensato, slacciandomi la vestaglia. Ho aperto le gambe, mostrando la fica rasata. Lui ha accelerato, le ha leccato il culo, infilato un dito. Io mi strofinavo il clito, il caffè freddo ormai. Un vicino è passato in strada, ho trattenuto il fiato. L’adrenalina mi ha fatto venire forte, le ginocchia tremanti.

Lo Sguardo che Accende Tutto

Domenica sera, bussano. È lui, Marco, con una bottiglia di vino. ‘Ti ho vista ieri’, dice con voce roca, gli occhi famelici. Entriamo in cucina, ma finiamo sul balcone. ‘Qui? E se ci vedono?’, balbetto eccitata. ‘Meglio, troia’, ringhia, mi strappa le mutande. Mi piega sul parapetto, la luce del palazzo di fronte accesa. Mi lecca la fica da dietro, la lingua nel culo, umida e calda. ‘Hai un bel buco stretto’, mormora. Io gemo, ‘Scopami, cazzo!’. Tira fuori il cazzo grosso, me lo sbatte dentro la fica, colpi secchi. Le palle mi schiaffeggiano il clito.

La Scopata Selvaggia e il Rischio

‘Nel culo, dai!’, lo imploro, sentendo una macchina parcheggiare sotto. Lui ride, sputa sul buco, spinge il cazzo dentro piano. Brucia, ma è da dio. ‘Stretto come una vergine’, ansima, pompando forte. Io mi tengo al ferro, le tette che dondolano, vicine che potrebbero spiare. Mi infila due dita nella fica, mi piscia il clito. ‘Vengo!’, urlo piano. Lui accelera, ‘Prenditi la sborra nel culo!’. Sborra caldo, profondo, io squirto sul pavimento. Un vicino accende la luce, ci ritraiamo ridendo.

Torniamo dentro, sudati, lui mi bacia. ‘Domani di nuovo?’. Annuisco, il segreto ci lega. Ora ogni finestra brilla di possibilità, il quartiere è un bordello nascosto. Ogni balcone un invito, ogni tenda un velo pronto a cadere. Non vedo più vicini, vedo cazzi e fiche pronte a giocare.

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