È agosto, fa un caldo boia. Sto sul balcone con una tazza di caffè fumante, l’odore forte mi invade le narici. Di fronte, l’appartamento illuminato fioco, tenda rossa che si muove appena. La vedo: Amina, la tunisina del piano di sotto. Pelle olivastra, curve perfette, capelli neri sciolti. Indossa solo una vestaglia trasparente, si asciuga dopo la doccia. I capezzoli duri bucano il tessuto.
Mi fermo, cuore che batte. Lei si gira, mi becca. Sorride maliziosa, non si copre. Alzo la tazza, fingo casuale, ma la figa mi si bagna già. Un’auto passa in strada, rombo basso, mi fa sobbalzare. Lei apre la tenda di più, si accarezza il collo, scende piano sulle tette. Io arrossisco, ma non distolgo lo sguardo. Proibito, così vicino, vicini che potrebbero notare.
Lo Sguardo che Brucia nell’Agosto Caldo
Sento l’adrenalina, quel brivido da voyeur. Lei si sfila la vestaglia, nuda totale. Fica rasata, labbra gonfie. Mi fa cenno con la mano: vieni qui. Esito, guardo intorno. Balcone vuoto, luce del tramonto arancione. Scendo piano, cuore in gola, busso alla sua porta.
Apre, profumo di incenso e sudore. ‘Entra, Sofia, ti ho vista che mi mangiavi con gli occhi.’ La sua voce morbida, accento esotico. Chiudo la porta, ci guardiamo. ‘Ho visto tutto dal balcone,’ balbetto. Lei ride piano, mi tira vicino. Labbra sulle mie, lingua che invade. Mani sui miei shorts, li tira giù. ‘Sei già fradicia,’ sussurra.
Ci buttiamo sul divano, luce tamisée, tenda socchiusa. Vedo la finestra di fronte, un vicino potrebbe accendere. Mi eccita di più. Le strappo la vestaglia – era già nuda – le succhio i capezzoli marroni, duri come sassi. ‘Mmm, sì, mordili,’ geme. Le infilo una mano tra le cosce, fica bollente, bagnata da morire. ‘La tua passera è un lago,’ dico, dita dentro, due, tre. Lei ansima, ‘Fottimi con le dita, troia.’
Il Culmine Esplosivo e il Terrore di Essere Visti
Mi gira, faccia sulla sua fica. Odore muschiato, salato. Lecco il clitoride gonfio, succhio forte. Lei trema, ‘Lingua dentro, leccami il buco!’ Infilo la lingua, assaporo il suo succo. Braccia sulle mie tette, mi pizzica i capezzoli. Paura: un rumore fuori, passi nel corridoio. ‘Shh, e se ci sentono?’ dico. ‘Peggio, se ci vedono,’ ride lei, eccitata.
Si alza, mi spinge contro la finestra. Vetro freddo sulla schiena, lei in ginocchio. ‘Ora tocca a me.’ Mi apre le gambe, lecca la mia fica rasata. ‘Che fighetta dolce, italiana.’ Dita nel mio culo, piano, lubrifica con saliva. ‘Vuoi qui?’ ‘Sì, cazzo, ma piano.’ Entra un dito, poi due, mentre mi mangia il clito. Orgasmata vicina, urlo basso. Un’auto frena di sotto, fanali illuminano la tenda.
‘Vieni qui,’ mi tira sul tappeto. 69, fiche in bocca. Io le infilo dita in culo e fica, la scopo duro. Lei fa lo stesso, ‘Sto per venire, bevi tutto!’ Esplode, squirt sulla mia faccia, dolce-amaro. Io dopo, trema tutto il corpo, ‘Aah, fottimi la lingua!’ Gambe molli, sudate.
Ci accasciamo, respiro pesante. Lei accende una sigaretta, ‘Segreto nostro, eh?’ Annuisco, guardo la finestra. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. I vicini non sono più anonimi, sotto quelle tende ci sono segreti come il nostro. Torno a casa, figa ancora pulsante, balcone con caffè freddo. Ma sorrido: la coproprietà è un’altra cosa ora.