Ero sul mio balcone a Milano, con il caffè fumante in mano. L’odore amaro mi pizzicava il naso, mentre una macchina passava lenta in strada, rombando piano. Di fronte, nell’appartamento dell’artista, la luce tamisée filtrava dal rideau che si muoveva appena. Lui, quel Marco sulla quarantina, capelli neri scompigliati, sigaretta eterna tra le dita. Lo spiavo da giorni. Stava al cavalletto, nudo dalla vita in giù, il cazzo semi-eretto che dondolava mentre tracciava linee sul foglio. Una modella? No, sembrava disegnare se stesso. Il cuore mi martellava. Mi eccitava da morire, quell’uomo maturo, con quel corpo sodo, la peluria sul petto.
Mi appoggiai alla ringhiera, la vestitina leggera che mi saliva sulle cosce. Sapevo che poteva vedermi. I nostri sguardi si incrociarono. Lui sorrise, malizioso, non smise di disegnare. Io… esitai. Mi voltai piano, lasciando che il vento aprisse un po’ la veste, mostrando le tette sode senza reggiseno. Sentii un brivido. Un vicino passò sotto, tossì, non vide nulla. Ma Marco sì. Buttò via la sigaretta, si alzò. Il suo cazzo ora duro, grosso, puntava verso di me attraverso il vetro. Mi leccai le labbra, la fica già bagnata.
Sguardi Caldi Attraverso il Vetro
Quella sera bussò alla mia porta. ‘Ho visto che mi guardi, bellezza’, disse con voce bassa, occhi intensi. Indossava una camicia aperta, pantaloni larghi. Entrò, l’odore di tabacco e vernice mi invase. ‘Disegni nudi?’, balbettai, fingendo innocenza. Rise, mi spinse contro il muro. ‘Voglio disegnarti tu, nuda’. Le mani sue, forti, mi strapparono la veste. Le mie tette balzarono fuori, capezzoli duri. Mi baciò il collo, mordicchiando. ‘Sei una troia voyeur, eh?’. Annuii, gemendo. Lo sentivo eccitato, il cazzo premeva contro la mia pancia.
Mi portò alla finestra, spalancata sul cortile. ‘Qui, dove tutti possono vederci’. Il rischio mi fece impazzire. Mi girò, culo contro il vetro freddo. Le sue dita scivolarono tra le mie cosce, trovarono la fica rasata, fradicia. ‘Cazzo, sei una fontana’. Infilò due dita dentro, pompando forte. Io ansimavo, tette schiacciate sul vetro. Una luce si accese di fianco, un altro vicino? Non importava. Mi abbassò i pantaloni, il suo cazzo enorme saltò fuori, venoso, cappella viola gonfia. ‘Prendilo, puttana’. Me lo ficcò in bocca, scopandomi la gola. Tossii, saliva che colava, ma succhiai avida, leccando le palle pelose.
Sesso Crudo con il Rischio di Essere Visti
Mi alzò una gamba, appoggiata al davanzale. Entrò di colpo nella fica, riempiendomi fino in fondo. ‘Ahhh, sììì!’, urlai. Pompava selvaggio, pacche sulle chiappe che echeggiavano. Il vetro tremava, il rideau di fronte si mosse – ci guardavano? L’adrenalina mi contraeva la fica intorno al suo cazzo. ‘Scopami più forte, Marco! Fammi venire!’. Lui grugniva, sudato, ‘La tua fica è stretta, troia da balcone’. Mi prese i capelli, tirando, mentre mi sbatteva. Sentii l’orgasmo arrivare, un’onda. ‘Vengo, cazzo!’. Mi esplose dentro, sperma caldo che colava giù le cosce. Io squirtai, bagnando il pavimento.
Crollammo sul divano, ansimanti. Fuori, la strada quieta, ma quel secret ci legava. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa bagnare. Il quartiere non è più lo stesso: pieno di segreti carnali, di cazzi duri dietro le finestre. Marco? Tornerà stasera. E io sarò nuda, ad aspettarlo.