Ieri sera, ero sul mio balcone con una sigaretta e il caffè ancora caldo. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’aria umida di Milano. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava dalle tende semiaperte. Lui, il signor Rossi, quel vicino sulla sessantina con i capelli grigi e il corpo ancora sodo da ex operaio. Lo vedevo sempre lì, solo, con una birra in mano.
All’improvviso, i nostri sguardi si incrociano. Ehm… non so come sia successo. Io in vestaglietta leggera, lui in canottiera. Sorride, alza il bicchiere. Io ricambio, il cuore che batte forte. Sento l’adrenalina, quel brivido dell’interdetto. I balconi sono vicini, bastano pochi metri. Una macchina passa in strada, romba piano, e io penso: ‘E se qualcuno alza gli occhi?’
Lo sguardo che brucia attraverso i balconi
Non stacco lo sguardo. Lui si appoggia alla ringhiera, e vedo il rigonfiamento nei pantaloni. Cazzo, si sta eccitando. Io? Le tette mi si induriscono sotto il tessuto sottile. Mi mordo il labbro. ‘Ciao, bella’, mi dice da lontano, la voce rauca. ‘Notte calda, eh?’ Rispondo con un sì timido, ma dentro ribollo. La vicinanza è troppa, l’aria elettrica. Sento la fica che si bagna piano, quel calore che sale.
Non resisto. Lentamente, apro la vestaglia. Gli mostro le tette, capezzoli duri come sassi. Lui spalanca gli occhi, si passa una mano sul pacco. ‘Porca troia…’, mormora. Io rido nervosa, il caffè ormai freddo sul tavolino. Il rideau dell’appartamento accanto si muove appena – cazzo, e se ci vedono? Ma questo mi eccita di più. Mi tocco un seno, pizzico il capezzolo. Lui slaccia i pantaloni, tira fuori il cazzo. Lungo, spesso, venoso, già duro come ferro. Me lo mostra, lo accarezza piano.
L’esplosione di piacere con il rischio di essere visti
‘Vuoi vederlo bene?’, grugnisce. Io annuisco, abbasso la mano tra le cosce. La fica è fradicia, le mutandine appiccicose. Mi siedo sulla sedia, apro le gambe verso di lui. ‘Guardami, Rossi… guarda come sono bagnata per te.’ Inizio a strofinarmi il clitoride, cerchi lenti. Lui pompa il cazzo più forte, la cappella gonfia luccica di pre-sborra. Un’altra auto passa, fari che illuminano i balconi per un secondo. Trattengo il fiato – paura, ma figa che pulsa.
‘Figa troia, sei una puttana del condominio’, ansima lui. Io gemo: ‘Sì, e tu un porco voyeur… sborrami addosso con gli occhi.’ Accelero, dita dentro la fica, schiocchi umidi che si sentono nel silenzio. Lui ansima, il cazzo trema. Vedo le vene gonfie, la mano che vola. Io vengo per prima, un urlo soffocato: ‘Cazzooo!’, la fica che spruzza sul pavimento. Lui esplode subito dopo, fiotti di sborra che schizzano sulla ringhiera, verso di me. Caldo, bianco, infinito.
Rimaniamo lì, ansimanti. Lui si pulisce con un fazzoletto, io chiudo la vestaglia. Un sorriso complice. ‘Buonanotte, vicina.’, dice piano. Io: ‘Ci rivediamo.’ Torno dentro, gambe molli, odore di sesso nell’aria. Ora, ogni volta che vedo un vicino, penso: chissà quanti segreti qui. Il condominio non è più lo stesso. Quel brivido condiviso mi ha cambiata. Domani, magari lascio le tende aperte.