Ieri sera, caldo boia a Roma. Ero sul balcone con una tazza di caffè, l’odore forte che saliva nell’aria umida. Macchina che passa lenta in strada, freni che stridevano piano. Dall’appartamento di fronte, luce tamisée, rideau che si muoveva appena, come se qualcuno esitava.
Lui, il mio vicino. Quel tipo bassotto, non alto, tipo 1.55, robusto, braccia da muratore. Lo chiamano ‘il nanerottolo’ per piscio, ma sorride sempre, occhi furbi. Lo spiavo da settimane, quel brivido di vederlo in mutande sul balcone, sudato. Stasera… oh cazzo.
Lo Sguardo Proibito dalla Finestra
Si è abbassato i pantaloni. Mano stretta sul cazzo. Madonna mia, enorme! Duro come ferro rovente, vene gonfie, testicoli pesanti che dondolavano. Piccolo di statura ma quella bestia… sproporzionata, pulsava mentre si segava piano, occhi fissi qua. Sul mio balcone. Mi ha vista?
Cuore che batte forte. Fica che si bagna all’istante, mutandine appiccicose. Non mi muovo, fingo di bere caffè, ma apro un po’ le gambe. Gonna leggera che sale, tocco il clitoride da sopra il tessuto. Lui accelera, grugnisce basso, rideau trema. Un’altra macchina passa, fari che illuminano il suo cazzo lucido di pre-sborra.
Mi alzo la gonna, gli mostro la fica rasata, dita che entrano e escono. Lui ansima, mi fissa, sorride malizioso. ‘Cazzo, vieni…’ mormoro piano, ma non mi sente. Viene, schizzi bianchi che colpiscono il vetro. Io trepido, orgasmo che mi scuote, caffè versato sul pavimento caldo.
La mattina dopo, pianerottolo. Lo incontro che porta la spazzatura. ‘Buongiorno… anatroccolo,’ dico ridendo, occhi sul suo pacco gonfio già. ‘Buongiorno a te, troietta voyeur,’ risponde basso, mano che sfiora la mia coscia. ‘Vieni da me stasera. Subito.’
L’Inculata Selvaggia e il Rischio d’Essere Visti
Non resisto. Entro nel mio appartamento, lui dietro, porta sbattuta. Mani sue sul mio culo, ‘Ti ho vista ieri, fica bagnata per il mio cazzo.’ Lo palpo: duro, grosso, 25 cm facili. ‘Inculami, nanerottolo. Forte.’ Mi piego sul tavolo, mutande strappate, culo in aria.
Sputa sul buco, dito che entra rude. ‘Stretto… ma ce la infilo tutta.’ Glande enorme preme, brucia, ma spinge. ‘Aaaah, cazzo!’ urlo piano, paura che i vicini sentano. Dal balcone di lato, luce accesa, forse qualcuno fuma. Lui entra piano, centimetro per centimetro, mi riempie il culo come mai prima.
‘Prendilo tutto, puttana.’ Pompa forte, palle che sbattono sulla mia fica. Io mi tocco il clitoride, ‘Più profondo, spaciami!’ Sudore che cola, odore di sesso e caffè vecchio. Macchina in strada, vicini che parlano giù. ‘Se ci beccano…’ ansimo. ‘Meglio, che vedano come ti riempio.’
Accelera, bestia, mi incula senza pietà. Orgasmo mi travolge, squirto sul pavimento. Lui grugnisce, ‘Prendo il culo!’ Sborra calda che mi inonda dentro, esce gocciolando. Crolliamo, ansimanti, suo cazzo ancora mezzo duro nel mio buco dilatato.
Ora, calma. Ci rivestiamo in silenzio, un bacio bagnato. ‘Segreto nostro,’ sussurra. Esco sul balcone dopo, luce sua spenta. Ma ogni finestra ora è un invito, ogni ombra un brivido. Il condominio? Un bordello voyeur. Non vedo l’ora di stasera.