Ero sul balcone stamattina, con il caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, caldo e amaro. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava dalle tende semiaperte. Lui era lì, il mio vicino, quel tipo alto con i muscoli tesi sotto la camicia. Lo vedevo muoversi piano, come se sapesse di essere osservato. Il cuore mi batteva forte. Un’auto passò in strada, rombando piano, e il rumore mi fece rabbrividire.

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Mi sporsi un po’, il mio vestitino leggero si alzò con la brezza. Lui alzò lo sguardo. I nostri occhi si incrociarono. Cazzo, quel contatto… elettrico. Rimase fermo, con un sorriso storto. Io non distolsi lo sguardo. Sentivo la figa pulsare già. ‘Ti sto guardando’, pensai. Lui annuì piano, come se avesse capito. Il rideau si mosse appena, e vidi la sua mano scendere verso i pantaloni. Merda, si stava toccando? L’adrenalina mi invase. I vicini intorno, chissà se qualcuno notava.

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La sera dopo, bussò alla porta. ‘Ho visto che mi guardavi’, disse con voce bassa, rauca. Entrò senza aspettare. L’aria si fece pesante, carica di desiderio proibito. ‘E tu? Ti piace spiarmi?’, gli chiesi, mordendomi il labbro. Le sue mani erano già su di me, ruvide, forti. Mi spinse contro il muro, il mio balcone era aperto, la luce della strada illuminava tutto. ‘Fallo qui, fammi vedere se sei coraggiosa’, mormorò.

Non resistetti. Lo tirai fuori dal pantaloni, quel cazzo duro, grosso, venoso. ‘Cazzo, è enorme’, gemetti. Me lo infilai in bocca lì, in ginocchio sul pavimento freddo. Lui gemeva piano, guardandosi intorno. ‘Shh, i vicini…’, disse, ma spingeva più forte in gola. La saliva colava, lo leccavo dalle palle al glande, succhiando forte. Sentivo il rumore di una porta che si chiudeva di sotto, passi in scala. Paura mista a eccitazione, la figa mi bagnava le mutande.

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Mi alzò, mi strappò il vestitino. ‘Piegati sul balcone’, ordinò. Obai, tette fuori, culo in aria. La brezza fredda mi accarezzava la pelle nuda. Lui mi leccò la figa da dietro, lingua dentro, succhiando il clitoride. ‘Sei fradicia, troia’, ringhiò. Infilò due dita, poi tre, me le scopava forte. Io gemevo, reprimevo i gridi. Una luce si accese di fianco, qualcuno ci stava guardando? ‘Non fermarti, cazzo!’, implorai.

Mi penetrò di colpo, quel cazzo mi sfondò la figa fino in fondo. ‘Ahhh!’, urlai piano. Spingeva come un animale, palle che sbattevano sul mio culo. Io mi aggrappavo alla ringhiera, tette che ballavano, sudore che colava. ‘Ti scopa bene il tuo vicino?’, mi chiedeva, schiaffeggiandomi il culo. ‘Sì, scopami più forte!’. Cambiò, mi girò, mi prese contro il vetro della finestra aperta. Vedevo l’appartamento di fronte buio, ma chissà… La paura di essere visti mi faceva venire. ‘Sto per sborrarti dentro’, grugnì. ‘Sì, riempimi la figa!’. Esplose, sperma caldo che mi inondava, e io venni urlando, corpo che tremava.

Crollammo sul pavimento, ansimanti. Il suo odore di uomo sudato ovunque. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurrò, baciandomi. Uscii sul balcone a fumare dopo, nuda sotto la coperta. La coproprietà ora è diversa. Ogni finestra nasconde segreti, ogni vicino un possibile amante. Quel brivido… lo rivoglio già. Il nostro sporco segreto mi fa bagnare solo a pensarlo.

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