Era un venerdì sera, sai, di quelli umidi a Roma. Io, Sofia, sul balcone con una tazza di caffè forte, l’odore che si mischia all’aria tiepida. La luce tamisée dell’appartamento di fronte, quello del vicino Marco, mi attira. Il rideau si muove appena, come se non volesse farsi beccare. E lì, bum, li vedo: lui con la macchina foto in mano, lei – Giulia, la sua ragazza – in gonna scozzese corta, top che lascia il ombelico scoperto.

Phrases courtes, eh? Mi appoggio alla ringhiera, cuore che batte. Un’auto passa in strada, freno stridente, copre un gemito soffocato di lei. Marco le dice: ‘Dai, solleva un po’ la gonna, fai la fata’. Lei ride nervosa, si allunga sul divano, mano sulla coscia. Io… io sento la figa che si bagna. Non resisto, infilo una mano sotto la vestaglia, tocco il clitoride piano. Loro non mi vedono, o sì? Lui gira la testa, i nostri occhi si incastrano attraverso il vetro. Merda, mi ha beccata. Ma non si ferma, le slaccia il reggiseno, seni piccoli con capezzoli rosa saltano fuori. Lei geme piano, lui scatta. Io accelero, dita dentro, respiro corto. L’odore del caffè svanisce, solo sudore e eccitazione.

Lo Sguardo Voyeur dal Balcone

La tensione sale, proibita. Siamo a due metri, balconi vicini in questo palazzo vecchio. Lui le alza la gonna, vedo il solco tra coscia e culo. Lei si gira, gli bacia il collo. Io esito… alzo la vestaglia, mostro la mia figa rasata, bagnata. Lui fissa, la bocca aperta. Giulia si stacca, si riveste veloce. ‘Vado, amore’, dice lei. Bacio rapido, lei esce. Lui resta lì, luce ancora accesa, pantaloni tesi dal cazzo duro. Mi sorride, malizioso. ‘Ti piace?’, grida piano. Io annuisco, ‘Vieni qui’. Cuore in gola, rischio che un altro vicino senta.

Balzo dentro, apro la porta finestra. Lui salta il muretto basso tra balconi, atterra da me. Odore di colonia e sudore. ‘Sei una troia voyeur’, sussurra, mani sul mio culo. Lo tiro dentro, ma no, restiamo sul balcone, adrenalina pura. ‘Shh, i vicini…’, dico. Ma lui mi spinge contro la ringhiera, vestaglia giù, tette libere. Succhia un capezzolo forte, io gemo basso. Mano nei suoi jeans, cazzo grosso, venoso, pulsante. ‘Cazzone duro per me?’, chiedo. ‘Da quando ti ho vista’. Lo tiro fuori, lo lecco dalla base alla cappella, saliva che cola. Lui ansima, ‘Figa tua è un invito’.

La Passione Esplode con il Cazzo Dentro

Lo giro, lo spingo sul mio lettino da esterno. Mi siedo sopra, figa che ingoia il suo cazzo piano. ‘Ahhh, sììì’, urlo piano. Entra tutto, riempie, sfrega il punto G. Muovo i fianchi, su giù, tette che rimbalzano. Lui mi afferra il culo, sbatte forte. ‘Ti fotto come una puttana’, ringhia. Rumore di passi giù in cortile? Paura mista a eccitazione, figa si contrae. ‘Più forte, Marco, rompimi!’. Lui mi ribalta, missionario selvaggio, cazzo che martella la cervice. Succhio la lingua sua, unghie nella schiena. Sento l’orgasmo arrivare, ‘Vengo, cazzo!’. Mi squirt un po’, bagnato ovunque. Lui spinge profondo, ‘Prendi la sborra!’. Caldo, getti dentro, riempie la figa. Restiamo uniti, tremanti.

Poi, calma. Si ritira piano, sborra che cola sulla coscia. Ci rivestiamo veloci, un bacio ultimo. ‘Segreto nostro’, dice lui, salta indietro. Io rientro, balcone vuoto, caffè freddo. Ma ora, ogni luce accesa nel palazzo è un brivido. Quel vicinato non è più lo stesso: segreti carnali ovunque, occhi che spiano. Adrenalina eterna.

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