Era una sera afosa di fine estate, a Roma, nel mio appartamento al terzo piano. Avevo finito di farmi la doccia, l’acqua ancora gocciolava sulla pelle. Ho aperto la finestra per far entrare un po’ d’aria, e lì, di fronte, nell’appartamento illuminato da una lampada gialla, c’era lui. Marco, il vicino venticinquenne, single, quel tipo atletico con i capelli neri arruffati. Stava in mutande, sudato, con una birra in mano. I nostri sguardi si sono incrociati. Io… ehm, ero solo con l’accappatoio semiaperto. Lui ha sorriso, malizioso, e non ha distolto gli occhi. Sentivo il cuore battere forte. Il rumore di una macchina in strada, lontana, e l’odore del mio caffè freddo sul tavolo.

Non so come, ma ho lasciato cadere l’accappatoio. Nuda, esposta. Le tette al vento, i capezzoli duri per l’eccitazione. Lui ha spalancato gli occhi, ha lasciato la birra e si è avvicinato alla sua finestra. ‘Ciao, bellezza’, ha detto piano, la voce rauca. Io tremavo, ma non di freddo. ‘Ti piace lo spettacolo?’, ho risposto, toccandomi piano la fica, già bagnata. Lui si è abbassato le mutande, il cazzo duro, grosso, puntato verso di me. Ci guardavamo, masturbandoci l’un l’altra a distanza. Il rideau del suo vicino oscillava piano, qualcuno poteva vedere. L’adrenalina mi pulsava nelle vene. ‘Vieni qui’, ho sussurrato. È uscito sul balcone.

Lo Sguardo che Ha Acceso Tutto

Pochi minuti dopo era da me, la porta socchiusa. Mi ha spinta contro il muro del balcone, le sue mani ruvide sulle mie tette. ‘Cazzo, quanto sei troia’, ha ringhiato, succhiandomi un capezzolo. Io gemo, ‘Fottimi, Marco, ma piano, i vicini…’. Lui ride, mi gira, mi piega sul parapetto. La luce del lampione illumina il mio culo. Sento il suo cazzo premere contro la fica, bagnata fradicia. Entra piano, centimetro per centimetro, riempiendomi. ‘Sei strettissima’, ansima. Io spingo indietro, ‘Più forte, dai!’. Comincia a pomparmi, colpi secchi, il rumore della carne che sbatte. Paura che qualcuno esca, che sentano i miei gemiti. ‘Leccami il culo’, lo imploro. Lui si inginocchia, la lingua sul mio buco, bagnato di saliva. Infila un dito, poi due, mentre mi masturba la fica. Io squirto un po’, il succo cola sulle sue mani.

La Scopata Intensa e il Brivido dell’Esposizione

Mi rialza, mi siede sul tavolo del balcone. Apro le gambe, ‘Prendimi tutta’. Lui spinge il cazzo fino in fondo, mi scopa selvaggio, le palle che sbattono. Prendo il ghiaccio dal freezer vicino, glielo passo sul cazzo, poi sul mio culo. ‘Mettilo dentro’, dico. Me lo infila, freddo che brucia, poi il suo cazzo dopo, doppio piacere. ‘Ahhh, cazzo, sto venendo!’, urlo piano. Lui accelera, ‘Io ti riempio la fica’. Sento il suo sperma caldo schizzare dentro, spasmi infiniti. Sudati, ansimanti, con il quartiere che dorme.

Ci ritirammo dentro, corpi appiccicosi. Ci baciammo piano, ridendo nervosi. ‘È stato pazzesco’, ha detto lui, vestendosi. ‘Torna domani?’. Ha annuito. Ora, ogni volta che vedo una luce accendersi nel palazzo, penso a quel segreto. Il condominio non è più lo stesso: ogni finestra nasconde un brivido, una tentazione. E io? Io sono più viva che mai.

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