Ero sul mio balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. La luce tamisée filtrava dalle finestre di fronte, quelle del mio vicino Marco e della sua ragazza Laura. Il sipario si muoveva appena, come se qualcuno sbirciasse. E io? Io sbirciavo loro. Da settimane. Cuore che batteva forte, eh… un brivido.

Una macchina passa in strada, rumore basso, luci che sfiorano il muro. Vedo Laura, nuda, curve perfette sotto la lampada gialla. Marco la bacia sul collo, mani che scivolano giù. La figa di lei luccica, bagnata già. Mi eccito subito, capezzoli duri contro la camicia da notte sottile. Mi appoggio alla ringhiera, gambe aperte un po’, vento fresco tra le cosce. Lui la gira, le infila due dita dentro, lei geme piano. La sento quasi. Occhi fissi su di me? No, forse sì. Il rideau trema ancora.

Lo Sguardo Proibito dal Balcone

Tensione che sale, proibito, così vicino. Quartiere tranquillo, ma se qualcuno guarda? Adrenalina pura. Mi tocco piano, sotto la gonna, figa che cola. Lui la lecca ora, lingua sulla clitoride, lei inarca la schiena. Vorrei essere lì. O farli venire qui.

Poi, bussano piano alla porta. Col cuore in gola, apro. È Marco, solo, boxer tesi sul cazzo duro. ‘Ti ho vista, dal balcone. Entra da noi? O vieni tu?’. Esito, ‘E se ci vedono?’. ‘Meglio così’, sorride. Lo tiro dentro, porta socchiusa, luce fioca. Lo spingo contro il muro, gli calo i boxer. Cazzo grosso, venoso, cappella gonfia. ‘Cazzo, sì’, gemo. Lo prendo in bocca, succhio forte, saliva che cola. Lui ansima, ‘Brava troia, leccami le palle’.

L’Incontro Infuocato e il Rischio di Essere Scoperti

Mi alzo, gli giro le spalle, mi tiro su la gonna. Niente mutande. ‘Scopami, ma piano, i vicini…’. Lui spinge, cazzo che entra nella figa fradicia, un colpo secco. ‘Ahhh, porca puttana!’, urlo piano. Pompa forte, palle che sbattono sul culo. Mano sulla bocca, ma gemo lo stesso. Fuori, un’auto passa, fari che illuminano la finestra. Paura, eccitazione. ‘Ti piace essere vista, eh?’, mi sussurra, pizzicandomi il clitoride. Io vengo, figa che stringe, squirto sul pavimento.

Mi gira, mi sbatte sul tavolo, gambe spalancate. Entra di nuovo, profondo, mi fotte come un animale. ‘Prendilo tutto, puttana del vicinato’. Succhio i suoi capezzoli, unghie nella schiena. Sento passi in corridoio? No, illusione. Lui accelera, ‘Vengo dentro!’. ‘Sì, riempimi la figa!’. Caldo sperma che schizza, mi inonda. Tremiamo insieme, sudati, puzziamo di sesso.

Ci rivestiamo veloci, respiri affannati. ‘Torna domani?’, chiede. Annuisco, sorriso complice. Chiudo la porta, balcone di nuovo. Loro di là, luci spente. Segreto nostro, caldo, appiccicoso. Ora il quartiere è diverso: ogni finestra un invito, ogni ombra un desiderio. Non dormo stanotte, figa ancora gonfia. Domani, forse Laura con noi. Dio, che brivido.

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