Ero sul mio balcone a Milano, con il caffè caldo in mano, quell’odore forte che mi avvolgeva. Una macchina è passata lenta in strada, rombando piano. Di fronte, nell’appartamento illuminato fioco, il mio vicino giovane – avrà vent’anni, capelli neri arruffati, occhi chiari – mi ha salutato con un sorriso sfacciato. Si è seduto sul divano, proprio di fronte alla finestra aperta. Io ho ricambiato, ma già sentivo… tensione. Lui non staccava gli occhi. Io fingevo di guardare il cielo grigio, ma il cuore mi batteva forte. Proibito, no? Vicini di condominio, si sa tutto.
Lui ha mosso la mano lenta. Il rideau si è spostato appena, luce gialla sul suo viso. Oddio, si stava slacciando i pantaloni grigi. Il cazzo è saltato fuori, duro, grosso, venoso. Me lo mostrava, piano, la mano che saliva e scendeva. Io… non potevo distogliere lo sguardo. ‘Non parti?’, ha detto con voce bassa, calda. ‘No… esito’, ho balbettato piano, voce tremante. ‘Ti piace la mia cappella?’, ha chiesto, sfacciato. Il mio corpo ha risposto prima: figa che si bagna sotto la gonna leggera, capezzoli duri contro la maglietta sottile.
Lo Sguardo Proibito tra i Balconi
Non ce l’ho fatta. Ho aperto le gambe sul balcone, gonna alzata fino alla vita. Niente mutande oggi, aria fresca sulla pelle nuda. Dita sulla fessa rasata, già fradicia. ‘Cazzo, sei bagnata per me?’, ha gemito lui, accelerando. Io infilavo due dita dentro, succhianti, mentre con l’altra mano mi strizzavo le tette grosse, capezzoli turgidi tra le dita. ‘Sì… guardami, continua a segarti quel cazzo duro’, ho sussurrato, eccitata da morire. Paura costante: la luce del vicino di fianco accesa, rumori dal cortile giù. E se uno passa e alza gli occhi? L’adrenalina mi fotteva il cervello, figa che pulsava.
L’Esplosione di Piacere e il Terrore di Essere Vista
Mi sono sdraiata sul lettino del balcone, tette fuori, gambe spalancate verso la finestra sua. Tre dita ora, che sbattevano dentro la fica gonfia, clit che stritolavo. ‘Voglio vederlo schizzare!’, ho gemito. Lui grugniva, cazzo viola in mano, palle tese. Ho ficcato un dito nel culo stretto, bagnato dai succhi, girandolo piano. ‘Porca troia, ti scopi il culo?’, ha urlato piano. Orgasmo violento: squirto sulla ringhiera, gemo forte mordendomi il labbro, corpo che trema. Lui ha sparato fiotti bianchi sul vetro, occhi fissi su di me.
Calma dopo. Sudata, gonna lisa giù, ho chiuso le imposte piano. Lui ha spento la luce, rideau fermo. Ma ora… tutto è cambiato. Quel palazzo, quei balconi bui, nascondono segreti. Ogni finestra è un invito sporco. Il mio vicino? Un lupo. E io, la sua preda eccitata. Domani lo rifacciamo?