Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida di fine estate. La via era calma, solo un’auto che passava lenta, rombando piano. Di fronte, nell’appartamento illuminato fioco, la tenda si muoveva appena. Lui era lì, il mio vicino, quel tipo alto con i muscoli tesi. L’avevo notato da giorni, da quando la sua ragazza era partita per le vacanze. Solo, come me.

💸Diventa modella webcamOltre il 50% dei guadagni · Pagamenti giornalieri · 60 M di visite/giornoScopri di più →

Mi sporgevo un po’, il cuore che batteva. Lo vidi seduto sul divano, pantaloni abbassati. La mano che andava su e giù, lenta. Il suo cazzo duro, grosso, pulsava. Pensava a me? I nostri sguardi si incrociarono di colpo. Non si fermò. Anzi, accelerò, guardandomi fisso. Io… io sentii la figa bagnarsi all’istante. ‘Cazzo’, pensai, ‘mi sta mostrando tutto’. La tenda ondeggiava, un filo di luce gialla sul suo corpo sudato.

Lo Sguardo Che Accende il Desiderio

Passarono giorni così. Ogni sera, lo spiavo. Lui sapeva, mi aspettava. Una sera, esagerai: mi tolsi la canottiera, seni nudi al vento tiepido. Lui gemette, lo vidi dalla bocca aperta. ‘Vieni qui’, mima con le labbra. Io esitai, il rumore di passi nel cortile giù mi fece tremare. Ma la voglia era troppa. La proibizione del vicinato, quel rischio di essere vista dagli altri condomini… mi eccitava da morire.

Attraversai il ballatoio di corsa, cuore in gola. Bussai piano. Aprì subito, nudo, cazzo dritto come un palo. ‘Ti stavo aspettando, troia’, sussurrò, tirandomi dentro. Le sue mani sulle mie tette, pizzicavano i capezzoli duri. Io gli afferrai il cazzo, caldo, venoso. ‘Fammi vedere come ti tocchi per me’, gli dissi, voce roca. Lo spinsi contro il muro, vicino alla finestra aperta. La via sotto, luci accese, vicini che passeggiavano.

Si mise a sedere sul bordo del tavolo, gambe aperte. Io in ginocchio, ma non lo toccai. ‘Branicati, dai’. Lui obbedì, mano stretta sulla cappella gonfia, viola. Andava veloce, gemiti bassi. Io mi toccavo la figa sotto la gonna, dita bagnate. ‘Più forte, cazzo, fammi vedere quanto sei eccitato’. Sudava, respirava affannato. Il rumore della sua mano sulla carne, schiocchi umidi. Paura: e se sentono? La finestra aperta, tenda che sbatteva piano col vento.

L’Esplosione di Piacere e Paura

‘Voglio la tua sborra’, gli dissi. Lui accelerò, vene gonfie sul cazzo enorme. ‘Sto venendo…’. Io presi un bicchiere dal tavolo, lo misi sotto. Sgorgò a fiotti, sperma denso, bianco, caldo. Tremava, mordendosi il labbro per non urlare. Riempì il bicchiere, tanto. Io lo guardai negli occhi, portai alle labbra. Bevvi tutto, salato, viscoso. ‘Buono il tuo latte’, gli dissi leccandomi. Lui mi baciò, bocca che sapeva di me.

Lo scopammo lì, sul tavolo. Cazzo dentro la mia figa fradicia, colpi violenti. ‘Pianissimo, c’è il vicino sotto!’, ansimai. Ma non ce la facevamo, sudati, uniti. Venni urlando piano, lui mi riempì di nuovo. Cadde il silenzio, solo il nostro fiato. Ci rivestimmo ridendo nervosi.

Ora, ogni volta che vedo le finestre accese nel palazzo, sorrido. Quel segreto ci lega. Il quartiere non è più lo stesso: ogni tenda nasconde un fuoco. E io? Io brucio ancora.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *