Era una notte di luglio, calda da morire. Mi sono alzata per un caffè sul balcone, l’odore forte mi riempiva le narici. La finestra della stanza dà proprio sull’appartamento di fronte, quello vuoto da un anno. Ieri la donna delle pulizie aveva tolto i doppi tendaggi per lavarli, solo le persiane socchiuse. Buio pesto qui dentro, luce fioca là. Curiosa, mi avvicino. E lo vedo: lui, il nuovo vicino, magro come un chiodo, pelle pallida, cazzo già mezzo duro in mano.
Cammina nudo per la sala, cerca un DVD, lo infila nella tele. Si siede sul divano, proprio di fronte a me. E parte il porno, voci di donne che gemono. Lui si afferra il cazzo, tira piano, poi più forte. Dio, è stretto, piccolo ma dritto come un’asta. Io… mi bagno subito. Mi appoggio al muro, mano in mutande, sfrego il clito piano. Un’auto passa in strada, romba bassa, il cuore mi batte forte. Il tendaggio laggiù si muove appena, forse un filo d’aria. Lui ansima, petto piatto che si alza, capezzoli duri. Afferra le palle, le strizza, cazzo gonfio viola. Io accelero, fica fradicia, dita dentro.
L’Osservazione Notturna e il Desiderio che Sale
Lui tende le gambe, borbotta ‘cazzo sì’, spara fiotti bianchi sul ventre magro. Io vengo piano, mordendomi il labbro, gambe tremanti. Spegne la luce, sparisce. Io resto lì, eccitata da morire. Amo queste magrezze, quel fourreau stretto che immagino.
Il giorno dopo, al mercato, chiedo al signor Rossi: ‘Chi è il nuovo?’. ‘Un tipo solo, prof, magro secco, capelli biondi spelacchiati. Non ride mai’. Perfetto. Vado da lui alle 19, suono. ‘Buonasera, sono Sofia, la tua vicina. Benvenuto’. Occhi vuoti, ma mi fa entrare. Skinny, braccia ossute, canottiera che mostra costole. ‘Piacere, Marco’. Parliamo poco, apriremo, olive. ‘Ti va un caffè domani? Cucino io, da sola mi annoio’.
Accetta. Sera dopo, robe leggera sulle mie tette sode. Mangiamo, vino leggero. ‘Sai, prendo sole nuda per abbronzarmi’. Lui sorride: ‘Davvero?’. ‘Sì, e tu?’. Rido. ‘Voglio vederti nuda’. Mi alzo, via la robe, mutandine. ‘Cazzo, sei perfetta’. Si spoglia, cazzo già duro, magro ma lungo. Ci baciamo, mani ovunque. ‘Voglio fotterti ora’. Lo spingo sul divano, lo cavalco. Cazzo entra stretto, oh sì, mi riempie. ‘Scopami forte!’.
La Scopata Cruda e il Rischio di Essere Scoperti
Lo cavalco, fica che slurpa, palle che sbattono. Finestra aperta, balcone illuminato fioco. ‘E se ci vedono?’. ‘Meglio, mi eccita’. Auto passa, freni stridono, ci blocchiamo un secondo, poi rido: ‘Continua!’. Mi gira, cane, mi incula le tette contro il vetro. ‘La tua fica è stretta, puttana’. Spinge, palmo sul culo, dita nel buco. Io urlo: ‘Sì, troia, sborra dentro!’. Godo prima, spasmi, squirto sul pavimento. Lui pompa, ‘vengo!’, fiotti caldi in fondo. Resto lì, tremante.
Non basta. Mi lecca la fica, lingua nel clito, bevo la sua sborra mista. Lo succhio, gola profonda, palle in bocca. ‘Cazzo, sei una dea’. Riprovo, missionario sul tappeto. Lento prima, poi martella. Paura: luce si accende di lato, vicini? Acceleriamo, gemo basso. Godo ancora, corpo arcuato. Lui esplode, sborra sul mio viso, ingoio.
Dopo, sudati, abbracciati. ‘Non dirlo a nessuno’. Sorrido: ‘Il nostro segreto’. Ora, ogni finestra nel quartiere mi eccita. Quei tendaggi mossi, luci spente… chissà chi spia chi. Lui viene spesso, magro ma insaziabile. Il vicinato non è più lo stesso, pieno di fica e cazzi nascosti.