Era un pomeriggio di luglio afoso, a Milano. Prendevo il caffè sul balcone, in mutandine e canottiera sottile, sudata fradicia. L’odore forte del caffè si mescolava al puzzo di asfalto caldo. Dall’altra parte del cortile, la finestra di Marco – quel figo di 42 anni, atletico, single – era aperta a metà. La tenda bianca si muoveva piano, come un sussurro. Lo vedo: torso nudo, muscoli lucidi di sudore, boxer larghi che gli scivolano giù. Si gira, e i nostri occhi si incastrano. Cazzo, arrossisco, ma non sposto lo sguardo. Sento la figa che si bagna piano.
Passa una macchina in strada, clacson lontano. Lui sorride, sfacciato, e si tocca l’uccello gonfio sopra il tessuto. Io? Mi mordo il labbro, le tette che mi si induriscono. Emetto un sospiro, ‘Dio, che voglia…’. Lui capisce, si abbassa i boxer. Il suo cazzo balza fuori, grosso, venoso, già mezzo duro. Si sega piano, guardandomi fisso. Io allargo le gambe sulla sedia, la mano che scivola tra le cosce. ‘Ti piace, Sofia?’, grida piano. Annuisco, eccitata da morire dall’idea che un altro vicino possa spiarci.
Lo Sguardo che Accende Tutto
La sera, luce tamisée negli appartamenti intorno. Torno sul balcone, cuore che pompa. Lui è lì, birra in mano, nudo totale. ‘Vieni qui’, dice con voce roca. La proibizione del vicinato ci eccita da cani. ‘E se ci vedono?’, bisbiglio, ma scendo le scale di corsa.
Arrivo sul suo balcone, porta socchiusa. Mi trascina dentro, mani ruvide sulle tette. ‘Cazzo, ti scopo da settimane nei miei sogni’. Mi strappa le mutandine, le dita nella figa fradicia. ‘Sei una troia bagnata’. Geme mentre le infila, tre dita, mi fa urlare piano. Io gli afferro l’uccello, lo palpo duro come ferro, lo lecco dal basso, sapore salato di sudore. ‘Prendilo in bocca’, ordina. Lo ingoio tutto, gola piena, bava che cola. Mi sbatte la testa, ‘Brava puttana’. Poi mi gira, culo contro il suo bacino, balcone aperto sul cortile.
La Scopata Selvaggia sul Balcone
‘Qui? Cazzo, sì!’, ansimo. Mi infila il cazzo nella figa con una spallata, fino in fondo. ‘Aaaah, spaciami!’, urlo piano. Pompa forte, palle che sbattono sul mio clito. Sudore che cola, odore di sesso pesante. ‘Guarda, la tenda del vecchio Rossi si muove…’, dice ridendo, eccitato dalla paura. Io vengo già, figa che pulsa, schizzi sulle piastrelle. Lui non molla, mi sbatte come una bestia, mano sul collo. ‘Ti riempio, troia’. Sento il suo sperma caldo che mi invade, fiotti bollenti dentro. Tremiamo, ansimi rotti.
Ci accasciamo, corpi appiccicosi. ‘Porca puttana, che scopata’, ride lui, accarezzandomi il culo. Io sorrido, figa che gocciola. Rientro di soppiatto, luce spenta. Ora, ogni volta che vedo Marco in cortile, o la sua finestra illuminata, sento quel brivido. Il quartiere non è più lo stesso: un segreto sporco, carnale, che mi fa bagnare al solo pensiero. Chissà chi altro spia…