Ero sul balcone stamattina, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazza. Il sole filtrava tra i panni stesi, e la brezza portava il rumore di una macchina che passava lenta in strada. Ho guardato di fronte, come al solito. L’appartamento del terzo piano, quello di Marco, il vicino single che mi fa impazzire da mesi. La tenda era socchiusa, si muoveva appena, e lui era lì, in mutande, sudato dopo l’allenamento. Dio, quel corpo… muscoli tesi, il pacco che sporgeva.
Mi sono avvicinata alla ringhiera, fingendo di sistemare i fiori. Lui ha alzato lo sguardo, i nostri occhi si sono incrociati. Ha sorriso, malizioso, e ha abbassato le mutande. Il cazzo semi-duro, grosso, già gonfio. Mi sono sentita bagnata all’istante. ‘Cazzo, mi sta guardando’, ho pensato, il cuore che batteva forte. Ho lasciato cadere il paréo, restando in perizoma e reggiseno trasparente. Le tette sode, i capezzoli duri contro il tessuto. Lui ha iniziato a toccarsi, piano, la mano che saliva e scendeva sul suo uccello che si induriva.
Lo sguardo proibito dalla finestra
‘Vuoi vedermi?’ gli ho sussurrato, anche se non poteva sentirmi. Ho infilato una mano nel perizoma, sfregando la figa già fradicia. Il clitoride gonfio, scivoloso. Lui accelerava, gemendo piano, la bocca aperta. La luce tamisée del suo salotto lo illuminava, ombre che danzavano. Un vicino è passato sotto, ho trattenuto il fiato, ma non si è accorto. L’adrenalina mi ha fatto tremare le cosce.
Poi basta. Ha aperto la finestra, è uscito sul balcone di fronte. ‘Vieni qui, troia’, ha detto basso, la voce rauca. Ho esitato, ma la figa pulsava. Sono scesa di corsa, ho bussato alla sua porta. Nudo, cazzo dritto come un palo, mi ha tirata dentro. ‘Ti guardo da settimane, puttana’, ha ringhiato, premendomi contro il muro.
La scopata selvaggia con il rischio di occhi indiscreti
Mi ha strappato il reggiseno, succhiando i capezzoli duri, mordendoli fino a far male. ‘Ah sì, sì!’, ho gemito, afferrandogli le palle pesanti. Lui mi ha girata, abbassato il perizoma, e ha leccato la figa da dietro, la lingua dentro, succhiando il succo. ‘Sei zuppa, troia da balcone’. Ho spinto il culo contro la sua faccia, le ginocchia che tremavano. Poi mi ha alzata, gambe aperte, e ha sbattuto il cazzo dentro di me. Duro, grosso, mi ha riempita tutta. ‘Cazzo, sì, fottimi!’, ho urlato, ma piano, per non svegliare il palazzo.
Ci siamo spostati sul balcone, lui mi scopava in piedi, io con le tette che rimbalzavano. ‘Se ci vedono?’, ho ansimato, eccitata da morire. ‘Meglio, che vedano come ti riempio la fica’. Ogni colpo profondo, le palle che sbattevano sul mio culo. Sudore che colava, il rumore bagnato della figa che lo ingoiava. Ho sentito una finestra aprirsi da qualche parte, un’ombra… ‘Qualcuno guarda!’, ho sussurrato, venendo forte, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo. Lui ha pompato più veloce, ‘Prendilo tutto!’, e mi ha scaricato dentro, sperma caldo che colava sulle cosce.
Siamo crollati dentro, ansimanti. Lui mi ha baciata, ‘Sei una di quelle, eh? Ami essere vista’. Ho sorriso, la figa ancora che pulsava. Ora ogni volta che esco sul balcone, penso a quel cazzo, a quegli occhi possibili. Il palazzo non è più lo stesso: segreti sporchi ovunque, e io ne ho uno in più. Chissà chi altro guarda…