Ieri sera, cielo terso, aria calda che sa di gelsomino dal balcone. Ero sul divano, caffè in mano, tenda socchiusa. Di fronte, al quarto piano come me, nuova luce accesa. Lui, Marco, il vicino appena arrivato. L’ho visto la settimana scorsa, cartoni in scala, muscoli tesi sotto la maglietta. Alto, moro, occhi scuri. Stasera, finestra aperta, torse nudo, sudato. Si asciuga con un asciugamano, pettorali lucidi. Il mio cuore batte forte. Spio, fica già umida. Lui si gira, mi fissa. Sorrido, non mi muovo. Ride, fa l’occhiolino. Porca puttana, l’ho beccato.
Domani mattina, palier deserto. Esco per il lavoro, lui apre la porta. ‘Buongiorno, bellezza’, dice con accento romano. Io arrossisco, ‘Ciao, fa un caldo cane eh?’. Parliamo, sudore che cola, corpi vicini. ‘Vieni da me per un caffè?’, mi fa. Esito, ‘Ok, ma veloce’. Entro, appartamento minimal, odore di uomo. Balcone affacciato sul cortile, dove i vicini chiacchierano. Ci sediamo, gambe che si sfiorano. ‘Ti ho vista ieri sera’, sussurra, mano sulla coscia. Tremino, ‘Anch’io te’. Bacio rubato, lingue che si intrecciano. Mani sotto la gonna, mutande bagnate. ‘Sei fradicia’, ride. Lo spingo sul divano, lo palpo. Cazzo duro come ferro nei jeans.
Sguardi furtivi e desiderio che sale
Non resisto. Gli abbasso i pantaloni, uccello grosso, venoso, cappella viola. ‘Mmm, che bestia’, gemo. Lo lecco dalla base, succhio le palle, lo prendo in gola. Geme forte, ‘Cazzo, sì troia’. Paura: macchina passa sotto, voci dal basso. ‘Piano, ci sentono’, dico. Ma lui mi alza, mi strappa le mutande. ‘Fottitene, scopami’. Mi piega sul tavolo, fica esposta. Sputa sulla cappella, entra di botto. ‘Aaaah!’, urlo piano. Mi pompa duro, palle che sbattono sul culo. ‘Ti piace il cazzo del vicino?’, ansima. ‘Sì, scopami più forte!’. Mani nei capelli, mi tira, mi sbatte. Succhi su tette, morde capezzoli. Io godo, ‘Vengo, cazzo!’. Schizzi dentro, caldo, mi riempie. Trema, ‘Prendilo tutto, puttana’.
Cadiamo sul pavimento, sudati, ansimanti. Fuori, porta scala sbatte, vicini salgono. Ci rivestiamo di fretta, risate nervose. ‘Merda, che figa’, mi bacia. Esco, gambe molli, fica che gocciola. Ora ogni luce accesa mi eccita, ogni rumore un brivido. Il palazzo è un nido di segreti. Domani? Lo rifacciamo, con la finestra aperta.