Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Dall’altra parte della corte interna del palazzo, la finestra dell’appartamento di Luca era illuminata da una luce calda, tamisée. Lui era lì, il nuovo vicino, quel tipo atletico sui 35 anni, single, con quel corpo scolpito che si intravedeva sotto la camicia aperta. L’ho visto per la prima volta una settimana fa, mentre scaricava scatoloni. Ma stasera… stasera si è fermato, ha aperto la tenda appena un po’, e i nostri occhi si sono incrociati. Pausa. Ho sentito un brivido. Lui ha sorriso, malizioso, come se sapesse che lo stavo fissando. Ho abbassato lo sguardo, ma il cuore batteva forte. Il rumore di una macchina in strada ha rotto il silenzio, e lui ha chiuso la tenda piano, sfiorandola con le dita.

I giorni dopo è diventato un gioco. Ogni sera, caffè in mano, io sul balcone. Lui appare, a torso nudo, sudato dopo l’allenamento. Sguardi. Lunghi. Io indosso vestaglie leggere, niente sotto, sentendo l’aria fresca sulle tette che si induriscono. Lui si appoggia al davanzale, fuma una sigaretta, e mi fissa la fica attraverso il tessuto sottile. ‘Buonasera, Giulia’, mi dice una volta, voce bassa, rauca. ‘Ti vedo sempre qui… ti piace lo spettacolo?’. Arrossisco, ma rispondo: ‘E a te piace essere spiato?’. Ride. La tensione sale, proibita, perché siamo vicini di casa, in questo palazzo vecchio dove tutti sanno tutto. Un altro vicino passa sotto, e io tiro la tenda, ma lui no, continua a guardarmi.

Sguardi Rubati e Tensione Crescente

Poi, ieri sera, ha ceduto. O abbiamo ceduto noi. ‘Vieni qui’, mi sussurra dal suo balcone, a due metri dal mio. Il cuore mi esplode. Attraverso di corsa le scale, busso piano. Apre in boxer, cazzo già mezzo duro che sporge. ‘Entra, puttana curiosa’. Mi bacia rude, mani sulle chiappe, mi spinge contro il vetro della finestra aperta sul cortile. ‘Ti ho vista, troia, con le gambe aperte sul balcone’. Strappa la vestaglia, le mie tette saltano fuori, capezzoli duri. Mi gira, mi piega sul tavolo, fica esposta alla finestra. ‘Scopami, Luca, ma… e se ci vedono?’. ‘Meglio, cazzo, che ci vedano tutti’. Sento la sua cappella grossa contro le labbra bagnate, spinge dentro di colpo, il cazzo duro mi riempie, mi spacca. Gemo forte, ‘Oh sì, più forte!’, lui pompa selvaggio, palle che sbattono sul mio culo. Sudore che cola, odore di sesso nell’aria. Paura: la luce del palazzo di fronte si accende, ombre si muovono. ‘Ci stanno guardando!’, ansimo. Lui ride, ‘Fregatene, godo di più’. Mi afferra i capelli, mi sbatte, dito nel culo mentre mi fotte la fica. ‘Vengo, troia!’. Sborra dentro, caldo, profondo, io squirto sul pavimento, gambe che tremano.

Dopo, ansimanti, ci accasciamo. Chiude la tenda, ma troppo tardi? Un vicino tossisce giù in cortile. Ci ridiamo addosso, sudati, appiccicosi. ‘Domani di nuovo?’, mi chiede. Annuisco. Ora ogni finestra brilla di segreti. Il palazzo non è più lo stesso: ogni tenda che si muove, ogni ombra, mi fa bagnare. Luca è il mio peccato, e non vedo l’ora di essere spiata ancora.

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