Ero sul balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazza. L’appartamento di fronte aveva la finestra socchiusa, la luce fioca del lampadario che filtrava tra le tende. Lui era lì, il vicino, quel tipo sulla trentina con i muscoli tesi sotto la maglietta. Lo vedevo sdraiato sul divano, mano che scivolava piano nei pantaloni. Il mio cuore ha fatto un balzo. E se mi stava guardando? Il rumore di una macchina in strada, lontana, mi ha fatto rabbrividire.

Mi sono sporta un po’, fingendo di sistemare i vasi. Sapevo che mi vedeva, le mie tette che spingevano contro la canottiera sottile. Lui ha alzato lo sguardo, i nostri occhi si sono incatenati. Un sorriso storto sul suo viso. Io ho lasciato cadere la tazza, no, l’ho posata piano, ma le mani tremavano. ‘Cazzo, mi sta fissando la fica attraverso i pantaloncini’, ho pensato. L’aria era calda, umida, prometteva tempesta. Lui si è alzato, ha spento la luce, ma non del tutto. Il rideau si muoveva appena, come un invito.

Sguardi Rubati dal Balcone

Ho sentito l’eccitazione montare, la fica che si bagnava piano. Mi sono toccata un seno, piano, girandomi verso di lui. Lui ha annuito, mano che pompava più veloce sul cazzo duro. Il proibito del quartiere, le finestre illuminate intorno, la signora del piano di sopra che poteva spiare… adrenaline pura. ‘Vieni qui’, ho mimato con le labbra. Lui ha esitato, guardato verso la porta. Poi è sparito.

Pochi minuti dopo, bussata leggera alla mia porta. Ho aperto, nuda sotto la vestaglia aperta. ‘Non ce la facevo più’, ha ringhiato buttandosi dentro. Le sue mani grosse sulle mie tette, pizzicando i capezzoli duri. ‘Ti guardo da settimane, troia’, mi ha detto all’orecchio, mordendomi il lobo. L’ho spinto contro il muro dell’ingresso, balcone aperto, vento che entrava. ‘Scopami forte, ma piano, che non ci sentano’. Il suo cazzo era enorme, venoso, già bagnato di pre-sborra. L’ho preso in mano, succhiato la cappella, assaporando il sale.

Il Culmine Proibito e il Segreto

Mi ha girata, piegata sul tavolo della cucina, fica esposta verso il balcone. ‘Guarda là, la tua finestra’, ho gemuto mentre entrava di colpo, riempiendomi fino in fondo. ‘Cazzo, sei strettissima’. Spinte violente, palle che sbattevano sul mio clito. Io gridavo piano, ‘Più forte, fammi venire!’. Paura che il vicino di fianco sentisse i gemiti, o che la luce dal balcone illuminasse tutto. Lui mi teneva i fianchi, sudato, ‘Ti riempio la fica di sborra’. Il tuono ha coperto i nostri ansiti, pioggia che iniziava a cadere. Mi ha scopato senza pietà, dita nel culo, lingua sul collo. Sono venuta urlando, spasmi che mi scuotevano, lui dopo, sborrando dentro caldo e abbondante.

Ci siamo accasciati sul pavimento, corpi appiccicosi, odore di sesso e pioggia. ‘Non dirlo a nessuno’, ha sussurrato baciandomi. Ho annuito, ridendo piano. La tempesta infuriava fuori, lavando i nostri segreti. Ora ogni finestra del palazzo ha un’ombra diversa, ogni vicino un possibile amante. Il quartiere non è più lo stesso: sa di fica bagnata e cazzi duri nascosti. E io? Io voglio di più.

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