Stasera ero sul balcone con il mio caffè, l’odore forte che saliva dalla tazzina, mentre il rumore di una macchina passava lenta in strada. La luce tamisée dell’appartamento di fronte, quello di Marco, il vicino single che mi fa sempre l’occhiolino. Il rideau si muove appena, e… cazzo, lo vedo. È lì, in mutande, la mano che scivola piano sul suo pacco gonfio. Mi guarda? Sì, i suoi occhi fissi su di me. Sento un brivido, la fica che si bagna all’istante. Dio, che adrenalina, sapere che mi sta fissando mentre sorseggio il caffè fingendo indifferenza.
Entro in casa, cuore che batte forte. Pensavo di uscire, ma no, questa tensione… mi eccita troppo. Vado in bagno, mi spoglio. Niente reggiseno, la robe nera aderente con scollatura profonda. Esito sul perizoma… ma la mia fica è già fradicia. Prendo le boules geisha dal cassetto, quelle rosa fluo che ho comprato online con mio marito. Le infilo piano, masturbandomi un po’ per facilitare, entrano facili, mi riempiono. Poi il rosario anale, lubrifico con la mia eccitazione, una per una le palline scivolano nel culo. Mi sento piena, troia, eccitata da morire. E so che lui sta guardando dalla finestra della mia camera, il rideau che trema leggermente.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Torno sul balcone, robe che sale un po’ mostrando le cosce. Lo vedo lì, ora in boxer tesi, mano che pompa piano. I nostri sguardi si incatenano, lui sorride malizioso. ‘Vieni qui’, sussurra piano, voce che arriva col vento leggero. Esito, ma la fica pulsa sulle boules. Scendo le scale veloci, busso piano alla sua porta. Apre in un secondo, mi tira dentro, ma no, mi spinge sul suo balcone. ‘Qui, voglio scoparti dove tutti possono vederci’. Il suo appartamento dà sul cortile comune, luci spente ma rischio alto.
Mi bacia vorace, mani sulle tette libere sotto la robe, le strizza duro. ‘Sei una puttana voyeur, vero? Ti ho vista inserire quel coso’. Geme mentre infila dita nella fica, sente le boules. ‘Cazzo, sei piena!’. Lo spingo giù, gli tiro fuori il cazzo duro, grosso, venoso. Lo succhio affamata, gola profonda, saliva che cola. Lui ansima, ‘Brava troia, succhialo tutto’. Poi mi alza la robe, strappa il perizoma. Tira la cordicella delle boules, una per una escono dalla fica con schiocchi umidi, cyprine che sgocciola. ‘Ora il culo’, ringhia, e piano estrae il rosario, ogni pallina che poppa fuori mi fa gemere forte. Paura che un vicino senta, una macchina passa di nuovo, fari che sfiorano.
La Scopata Intensa e il Terrore di Essere Scoperti
Mi piega sul parapetto, freddo metallo contro tette. ‘Prendilo, troia’. Il suo cazzo spinge nel culo dilatato, entra liscio, profondo. ‘Ahhh, sì, scopami il culo!’. Pompa forte, palle che sbattono, io mi masturbo la fica fradicia. ‘Più forte, fammi urlare!’. Sento voci lontane, forse i vicini di sotto, terrore misto eccitazione. Lui mi tappa la bocca, ma io mordo il suo palmo. ‘Vieni dentro, riempimi!’. Esplode, sborra calda che inonda il mio culo. Io vengo subito dopo, gambe che tremano, squirt che bagna il pavimento.
Ci calmiamo ansimando, sudati. Mi sistema la robe, mi bacia piano. ‘Torna quando vuoi, vicina’. Torno a casa di soppiatto, balcone ancora caffè tiepido. Ora ogni luce in quel palazzo ha un segreto. La coproprietà non è più la stessa: ogni finestra un invito proibito, ogni sguardo un brivido. Non vedo l’ora della prossima notte.