È successo un paio di anni fa, verso la fine degli anni Novanta. Vivevo con Katia in un appartamento al terzo piano, con balcone che dava sul cortile interno della palazzina. Eravamo una coppia aperta, scopavamo ovunque: in cucina, sul divano, persino in giardino con la piscina gonfiabile. Lei era gelosa, ma il sesso era fuoco puro. Io adoravo quel brivido, l’idea di essere vista.

Quella sera d’estate, afosa, ero sul balcone con una tazza di caffè fumante. L’odore forte mi pizzicava il naso. Katia mi raggiunse in vestaglietta leggera, i capezzoli duri che bucavano il tessuto. ‘Amore, vieni qui’, mi disse ridendo, sfiorandomi il culo. Ci baciammo piano, le sue mani scivolarono sotto la mia gonna. Sentii un rumore lontano, una macchina che passava in strada. Poi… la tenda dell’appartamento di fronte, al quarto piano, si mosse appena. Un fremito leggero, come se qualcuno l’avesse sfiorata.

Lo Sguardo Proibito dal Palazzo di Fronte

Guardai meglio. La luce tamisée filtrava, gialla e calda. Lui, il vicino single, Marco, alto e muscoloso, era lì. Lo vidi profilarsi, gli occhi fissi su di noi. Il cuore mi balzò in gola. ‘Katia… ci sta guardando’, sussurrai, eccitata da morire. Lei si voltò piano, vide la tenda ferma ora, ma sapeva. ‘E allora? Fagli vedere quanto ci piace’, rispose con voce roca, premendo il bacino contro il mio. L’adrenalina mi bagnò la figa all’istante. Eravamo così vicine, l’interdetto del vicinato ci incendiava. Ogni bacio diventava più profondo, le sue dita sfioravano la mia fessura umida attraverso le mutandine. Io facevo lo stesso, sentendo la sua figa gonfia, calda. La tenda… non si muoveva più, ma lui era lì, nascosto appena.

Non resistemmo. La trascinai dentro, ma lasciammo la porta del balcone aperta, la luce del salotto che illuminava tutto. ‘Sdraiati sul tappeto’, le ordinai, ansimando. Lei obbedì, nuda in un secondo, le gambe aperte. Mi inginocchiai tra le sue cosce, l’odore della sua eccitazione mi ubriacò. ‘Leccami, dai’, gemette. Iniziai piano, la lingua sulla sua figa rasata, succhiando il clitoride turgido. Lei si inarcava, ‘Sì… così… oh cazzo’. Sentivo gli occhi di Marco su di noi, l’eccitazione di essere spiati mi faceva impazzire. Infilai due dita nella sua fica fradicia, spingendo forte, mentre la leccavo vorace. ‘Mi fai venire… ma aspetta’, ansimò.

L’Esplosione di Piacere sotto i Suoi Occhi

Presi il vibratore dal cassetto, quello grosso che adorava. Lubrificato dalla sua cyprine, lo spinsi piano nel suo culo stretto. ‘Rilassati, amore… lo vuoi così, vero?’. Lei annuì, respirando forte, ‘Sì… scopami il culo mentre mi guardano’. Accesi le vibrazioni basse, entrai con la lingua nella figa, alternando. Lei tremava, ‘Cazzo… è troppo… vengo!’. Il suo orgasmo la squassò, urla soffocate, il culo che stringeva il toy. Paura che un altro vicino sentisse, ma quel rischio ci eccitava di più. Poi fu il mio turno: lei mi prese il vibratore piccolo, me lo ficcò in fica mentre mi leccava il clitoride. ‘Vieni per lui, per Marco che ci fissa’, mi sussurrò. Esplosione totale, venni spruzzando sul suo viso, gemendo forte.

Dopo, collassammo sudate sul tappeto. Il caffè si era raffreddato sul balcone. Guardai fuori: la tenda immobile, ma sapevo che aveva visto tutto. Katia rise piano, ‘Ora sa quanto siamo troie’. Ci rivestimmo piano, un bacio dolce. Da quel giorno, il cortile non è più lo stesso. Ogni tenda che si muove mi fa bagnare, ogni vicino ha un segreto. Il nostro piccolo voyeurismo ha cambiato tutto: la palazzina è diventata il nostro teatro proibito.

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