Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida del mattino. Roma si svegliava piano, un’auto passò in strada con un rombo sordo. La mia finestra dava proprio sull’appartamento di fronte, tenda semiaperta, luce fioca gialla. Lui c’era, il vicino nuovo, magro come un chiodo, capelli lunghi legati, barba incolta. Mahir, si chiamava, l’avevo sentito dal nome sulla cassetta. Indossava solo un pantaloncino largo, piedi nudi sul pavimento. Esitava, guardava fuori, verso di me?
Mi sono avvicinata al vetro, cuore che batteva. Lui si tolse la maglietta, torso pallido, mani tremanti. Si girò di profilo, abbassò lo sguardo. Cazzo, si stava toccando. Piano, attraverso il tessuto sottile. La tenda si mosse appena, un filo d’aria. Io sentivo la fica bagnarsi, mutande appiccicose. Lo fissavo, mordendomi il labbro. Lui alzò gli occhi, mi vide. Si bloccò, mano ferma sul cazzo gonfio. Sorrisi, non mi mossi. L’adrenalina mi pulsava nelle vene, proibito, così vicino.
Lo Sguardo che Brucia
La tensione saliva. Ogni sera lo spiavo, lui compariva, si spogliava un po’ di più. Una volta nudo, cazzo piccolo ma duro, si masturbava pensando a me? Io mi toccavo piano, balcone buio, solo la luce del suo appartamento che illuminava. Passava una moto, copriva i miei gemiti soffocati. Ieri, ho lasciato la finestra aperta, vestaglia slacciata, tette libere. Lui ha guardato, ha accelerato, sborrato sul vetro. Io ho tremato, orgasmo violento.
Stasera, bussano. Forte. Apro, è Luca, il vicino di fianco, alto, muscoloso, occhi blu penetranti. “Ti ho vista, Sofia. Con quel frocio di fronte.” Entra, mi spinge contro il muro. Bacio rude, mani ovunque. “Cazzo, mi fai impazzire.” Lo tiro dentro, balcone aperto, finestra di Mahir illuminata. Lui è lì, ci guarda? Luca mi strappa la canottiera, succhia i capezzoli duri. “Sei una troia voyeur, eh?” Annuisco, ansimando. Mi abbassa i pantaloni, dita nella fica fradicia. “Bagnata come una fontana. Per lui?”
La Scopata Selvaggia contro il Vetro
“Per voi due, stronzo.” Lo giro, lo spingo contro la finestra. Il vetro vibra. Luca ride, slaccia i jeans, cazzo enorme, venoso, saltami in mano. Lo lecco, saliva che cola, lo ingoio fino in gola. Lui geme, “Cazzo, sì, succhialo.” Mahir ci fissa, ombra dietro la tenda. Rischio tutto. Luca mi alza, gambe aperte contro il vetro freddo. “Ti scopo qui, che ti veda quel coglione.” Entra di colpo, fica piena, dolorosa e perfetta. Pompa forte, palle che sbattono. “Urla, troia, fagli sentire.” Gemo alto, “Fottimi, più forte!” Finestra trema, luce di un’auto illumina i nostri corpi sudati. Paura che qualcuno esca, che Mahir chiami. Mi scopa senza pietà, mano sul collo, “Vieni, bagna il mio cazzo.” Orgasmio mi spacca, squirto sul pavimento. Lui esce, mi gira, sborra in faccia, caldo, appiccicoso. “Bevi, puttana.”
Ci accasciamo, respiri pesanti. Luca mi bacia piano, “Non finisce qui.” Esce, io chiudo la finestra, ma Mahir sorride nell’ombra. Ora ogni tenda che si muove mi eccita. Il quartiere è cambiato, pieni di segreti sporchi. Ogni finestra un invito, ogni vicino un amante potenziale. Il caffè sa ancora di lui, di noi. Domani, riaprirò.