Ero sul balcone con il mio caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida di Milano. Era sera, le luci della città filtravano debolmente, e di fronte, nell’appartamento gemello, la tenda di Lukas si muoveva appena. Lui, quel ragazzo alto e biondo arrivato da Vienna qualche mese fa, alto come un dio germanico, con occhi verdi che ti trafiggono. L’ho visto per la prima volta così, e… dio, il cuore mi è partito.

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La finestra era socchiusa, luce tamisata gialla. Si stava cambiando, lento, come se sapesse. Ha tolto la camicia, pettorali sodi, poi i pantaloni. Niente slip sotto. Il suo cazzo… semi-duro già, grosso, venoso, che dondolava pesante. Mi sono bloccata, tazza in mano, sentivo il rumore di una macchina in strada giù, lontana. Lui si è girato, mi ha vista. I nostri sguardi si sono incatenati. Non ha chiuso la tenda. Anzi, ha sorriso, malizioso, e ha iniziato a toccarsi piano. Lento, la mano che saliva e scendeva su quell’asta che si induriva.

Lo Sguardo che Accende Tutto

Io… io non ce l’ho fatta. Mi sono sentita bagnata all’istante, la figa che pulsava. Vicini, così vicini, ma questo era proibito. La coproprietà con le sue regole, le chiacchiere, i pettegolezzi. Eppure, l’adrenalina mi pompava sangue nelle vene. Ho posato il caffè, mano in giù, sotto la gonna leggera, sul mio clito gonfio. Lui accelerava, gemendo piano, lo sentivo quasi. ‘Cazzo, Sofia…’, ha mimato con le labbra. Sapeva il mio nome, dal portiere.

Non resistevo più. ‘Vieni qui’, gli ho sussurrato, anche se non poteva sentirmi. Ma lui ha capito. Ha aperto la porta finestra, è uscito sul suo balcone, in boxer tesi. Io ho fatto lo stesso, cuore in gola. ‘Ti vedo da giorni’, ha detto con accento tedesco, voce bassa, rauca. ‘E tu… mi fai impazzire’. Un passo, le nostre mani si sono agganciate sopra il muretto basso. La strada sotto, luci che passavano.

Ci siamo baciati lì, famelici, lingue che si divoravano. Le sue mani grosse sotto la mia maglietta, a strizzarmi le tette sode, capezzoli duri come sassi. ‘Le tue tette sono perfette’, grugniva. Io gli ho infilato mano nei boxer, cazzo rovente, grosso, che schizzava pre-sborra. ‘Scopami, Lukas, ora’. Paura che un vicino affacciasse, che sentissero. Ma eccitazione pura.

L’Esplosione di Puro Sesso

Mi ha girata, gonna alzata, mutandine giù. Figa fradicia, esposta all’aria fresca. ‘Che troia bagnata’, ha ringhiato, e ha spinto dentro. Un colpo secco, il suo cazzo enorme che mi riempiva, stirava le pareti. ‘Ahhh, sììì!’, ho urlato piano, mordendomi il labbro. Pompava forte, ritmico, palle che sbattevano sul mio culo. Io mi reggevo al muretto, tette che rimbalzavano, vista sulla strada. Un’auto ha frenato giù, fari che illuminavano i balconi. ‘Shhh, ci vedono’, ho ansimato, ma lui più forte: ‘Che se ne freghino, ti scopo come una puttana’. Mi ha preso i capelli, tirati, e mi sbatteva dentro, profondo, il glande che baciava il mio collo uterino.

Ho sentito l’orgasmo arrivare, violento. ‘Vengo, cazzo, vengo!’, ho gemito, figa che si contraeva intorno al suo cazzo. Lui ha tirato fuori all’ultimo, mi ha girata, ‘Apri la bocca’. Sborra calda, densa, fiotti sul viso, in gola. L’ho ingoiata, leccando il resto dalla cappella gonfia. Sudati, ansimanti, con il sapore di sesso nell’aria.

Siamo rientrati, lui da me. Doccia veloce, corpi che si sfioravano ancora. ‘Non dirlo a nessuno’, ha bisbigliato, baciandomi il collo. Io ho sorriso: ‘Il nostro segreto’. Ora, ogni volta che esco sul balcone, o vedo la sua luce accendersi, sento quel brivido. La coproprietà non è più solo mattoni e vicini noiosi. È un nido di segreti carnali, desideri che bollono dietro le tende. E io? Io ne voglio ancora.

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