Ero sul balcone con il mio caffè in mano, l’odore forte e amaro che saliva nell’aria umida della sera romana. La luce tamisée dall’appartamento di fronte, tenda bianca che si muoveva piano, come se qualcuno la sfiorasse. Lui, il vicino del terzo piano, quel tipo sui 40 con i muscoli tesi sotto la camicia aperta, era lì. L’ho visto altre volte, i nostri sguardi si incrociano da settimane. Un sorriso, un cenno, ma sotto c’è tensione, quella roba proibita del vicinato.
Stasera… non so, ero eccitata. Avevo comprato al mercato una zucchina perfetta, verde liscio, grossa, curva quel tanto che basta. La tenevo in frigo da ore, pensando a lui. Ho lasciato la vestaglia aperta, tette al vento, il fresco della brezza sul mio sesso già bagnato. Mi appoggio alla ringhiera, apro le gambe piano. Lo vedo alla finestra, ombra che si ferma. I suoi occhi… cazzo, mi fissano. Sento il brivido, il cuore che pompa. Una macchina passa in strada, clacson lontano, ma qui è silenzio, solo il nostro gioco.
Lo Sguardo che Brucia Attraverso la Tenda
Prendo la zucchina dalla tasca della vestaglia. La lecco lenta, lingua che gira sulla punta gonfia, come un cazzo vero. Lui non si muove, ma vedo la sua mano scendere nei pantaloni. Mi sdraio sul lettino del balcone, gambe spalancate verso la sua finestra. ‘Guardami, porco’, penso. Sfioro il clitoride con la punta fredda, gemo piano. Entra facile, la mia fica è fradicia. La spingo dentro, fuori, forte, il succo che cola sulle cosce. I miei capezzoli duri, sudo, l’odore del mio desiderio misto al caffè. Lui… si sta toccando, lo vedo pulsare il pugno sul suo cazzo duro.
Non resiste più. La tenda si apre del tutto, esce sul suo balcone. ‘Cazzo, sei una troia’, urla piano, voce roca. Salta la bassa divisoria tra i balconi – qui al quartiere è facile, roba vecchia. Mi afferra le tette, le morde. ‘Ti guardo da giorni, puttana’. Io rido, eccitata da morire. ‘Scopami con questa’, dico, porgendogli la zucchina bagnata della mia fica. La prende, me la infila profonda, la gira. ‘Prendila tutta, salope’. Gemo forte, rischio che i vicini sentano – una finestra accesa di lato, luce che filtra.
L’Esplosione di Cazzo e Succhi sul Balcone
Ma non mi fermo. Lui si slaccia, tira fuori il cazzo enorme, venoso, cappella rossa. Me lo sbatte in bocca, ‘Succhia, troia’. Io lo ingoio, gola piena, mentre lui mi fotte la fica con la zucchina. Poi la butta, prende una banana dal mio cestino – l’avevo lì apposta. La pela a metà, morbida, la infila nella mia fica aperta. ‘Senti come sei bagnata, cagna’. La pompa veloce, la sua bocca sul mio clito, lingua che lecca il mix di banana e mie labbra gonfie. Io urlo, ‘Più forte!’, vengo violenta, spasmi che mi scuotono, squirt che bagna il pavimento.
Lui non finisce. Mi gira, a pecorina contro la ringhiera. ‘Ora ti riempio la fica col mio sperma’. Entra di colpo, cazzo caldo che mi spacca. Pompa selvaggio, palle che sbattono sul mio culo. ‘Se ci vedono… cazzo, figa stretta’. Io spingo indietro, ‘Fottimi, vicino, fammi tua’. Una porta sbatte sotto, passi in scala, adrenalina pura. Lui grugnisce, ‘Vengo!’, scarica fiotti caldi dentro di me, profondo. Io tremo ancora.
Ci accasciamo, sudati, caffè rovesciato. Lui ride piano, ‘Questo palazzo è cambiato’. Io annuisco, la sua mano sul mio culo. Ora ogni luce accesa mi eccita, ogni tenda mosso è un segreto. Il nostro sporco segreto charnel, che rende il vicinato un paradiso proibito.